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Quesiti attività varie

Quesiti Attività Varie [ pdf]: Quesiti di prevenzione incendi relativi a stabilimenti ed impianti, attività industriali, artigianali, officine, laboratori, criteri di assoggettabilità, termini e definizioni, distanza di sicurezza, esodo, carico d’incendio, vie ed uscite di emergenza, dispositivi di apertura porte, ecc.[1]

La raccolta completa di circolari, note di chiarimenti e quesiti di interesse generale sui vari argomenti e attività di prevenzione incendi è scaricabile alla pagina Quesiti prevenzione incendi.

 

Circolare DCPREV prot. n. 12324 del 22-08-2023

Attività di riparazione e sostituzione di pneumatici per autoveicoli.

 

Circolare DCPREV prot. n. 9833 del 22-07-2020 

Decreto 10 marzo 2020 – Disposizioni, di prevenzione incendi per gli impianti di climatizzazione inseriti nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi.

 

Nota DCPREV prot. n. 9105 del 08-07-2020

Gruppi frigoriferi ad assorbimento – Modalità di installazione.

In riscontro al quesito inviato, relativo alla possibilità di installazione di gruppi frigoriferi ad assorbimento all’interno dei locali dove sono installati gli impianti di produzione calore, si premette che i decreti e le relative regole tecniche richiamate anche dal quesito stesso, anche se genericamente, vietano espressamente tale installazione.

Le stesse regole tecniche forniscono, per i gruppi frigoriferi, le modalità di installazione ammesse, l’aerazione necessaria e le tipologie di fluidi frigorigeni utilizzabili (si rammenta che, in relazione a tale ultimo punto, il D.M. 10 marzo 2020 ha recentemente aggiornato le tipologie di fluidi consentite). Sono inoltre riportati espressi divieti di modalità di installazione per i gruppi refrigeratori che utilizzano soluzioni acquose di ammoniaca e particolari disposizioni per le centrali frigorifere destinate a contenere gruppi termorefrigeratori ad assorbimento, a fiamma diretta.

Il recente D.M. 8 novembre 2019, che ha aggiornato le disposizioni di sicurezza antincendi per gli impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile gassoso, tuttavia, ammette entro i locali di installazione dell’impianto di produzione del calore la presenza di eventuali apparecchi o dispositivi destinati a funzioni complementari o ausiliarie del medesimo impianto.

Tanto sopra premesso, in considerazione della tipicità dei gruppi frigoriferi ad assorbimento che, per la produzione di acqua refrigerata, basano il loro funzionamento su un ciclo ad assorbimento impiegando l’acqua quale refrigerante e una soluzione di acqua e bromuro di litio come assorbente, si ritiene che la loro istallazione all’interno dei locali destinati ad impianti per la produzione del calore, in attività disciplinate da specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, possa essere utilmente valutata attraverso la documentazione tecnica integrata dalla valutazione del rischio aggiuntivo secondo il procedimento di deroga di cui all’art. 7 del D.P.R. 151/2011 e con le modalità dell’art. 6 del D.M. 7 agosto 2012.

 

Nota DCPREV prot. n. 4882 del 31-03-2020

Attività 78 dell’Allegato I al DPR 151- Documentazione da allegare alla SCIA – Risposta quesito.

[…] si rappresenta quanto di seguito indicato.

Si premette che, per le attività di cui all’Allegato I del D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, ed in particolare per le aerostazioni di cui al presente quesito, l’inizio dell’attività è subordinato alla preventiva presentazione, al competente Comando dei Vigili del fuoco, della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), corredata dalla documentazione di cui all’art. 4 del DM 7/8/2012, tra cui l’asseverazione a firma di un tecnico abilitato.

Al riguardo, all’asseverazione di che trattasi sono allegati, in particolare, certificazioni e dichiarazioni, secondo quanto specificato nell’Allegato II al citato DM 7/8/2012, atte a comprovare che gli elementi costruttivi, i prodotti, i materiali, le attrezzature, i dispositivi e gli impianti rilevanti ai fini della sicurezza antincendi, siano stati realizzati, installati o posti in opera secondo la regola dell’arte, in conformità alla vigente normativa in materia di sicurezza antincendio.

Per i prodotti e materiali classificati ai fini della reazione al fuoco, la documentazione di che trattasi è costituita da una dichiarazione di rispondenza dei materiali e prodotti impiegati alle prestazioni richieste in progetto, resa su MOD PIN 2.3-2018 DICH. PROD. disponibile sul sito http://www.vigilfuoco.it.

Al riguardo si specifica che le aerostazioni di cui al punto 78 dell’allegato I al DPR 151, sono attualmente disciplinate dal D.M. 17 luglio 2014 «Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle attività di aerostazioni con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 m2», e quindi i materiali e prodotti da costruzione per i quali va resa la succitata dichiarazione di rispondenza dei prodotti impiegati alle prestazioni prescritte dalla norma e richieste in progetto, sono unicamente quelli di cui al p.to 3.2 del DM 17/7/2014, ed in particolare, per i materiali di arredamento, i soli tendaggi, poltrone, mobili imbottiti e sedili non imbottiti.

Con riferimento, invece, alle pellicole grafiche, per quanto non specificato nel quesito posto, si precisa che, ove le stesse siano impiegate come rivestimento di pareti, va resa anche per queste la dichiarazione di rispondenza su MOD PIN 2.3-2018 DICH. PROD.

 

Circolare DCPREV prot. n. 15406 del 15-10-2019 

 D.M. 12 aprile 2019 – Modifiche al decreto del 3 agosto 2015 e s.m.i.

 

Nota DCPREV prot. n. 9454 del 20-06-2019

Quesito inerente il D.M. 3 agosto 2015 e s.m.i. – criteri di valutazione R ambiente per pavimentazioni contenenti fibre di amianto.

[…] fermo restando il rispetto delle specifiche disposizioni vigenti in materia di amianto presente all’interno degli edifici, si rappresenta quanto segue.

Con il profilo di rischio Rambiente, il Codice di prevenzione Incendi ha inteso introdurre nel quadro della progettazione antincendio un parametro, seppur qualitativo, per discriminare la possibilità che l’incendio ragionevolmente credibile sviluppabile all’interno di una specifica attività possa comportare effetti dannosi significativi sull’ambiente.

In caso di Rambiente non significativo, l’applicazione delle misure antincendio connesse all’Rvita e all’Rbeni, consente di mitigare anche il rischio ambientale; in caso di Rambiente significativo, invece, si dovranno applicare per tutte le misure antincendio del Codice di P.I. i livelli di prestazione conseguenti ai diversi criteri di attribuzione.

Nel caso prospettato nel quesito in argomento, è lecito desumere che i professionisti citati da codesto Comando si siano limitati ad individuare nelle pavimentazioni viniliche con fibre di amianto una possibile fonte di pericolo senza, tuttavia, procedere ad una più approfondita e specifica valutazione del rischio ambiente, richiesta dal decreto.

Come meglio esplicitato nella proposta di modifica dell’allegato al D.M. 3 agosto 2015, presentata nella seduta del C.C.T.S. del 9 aprile u.s., tale valutazione del profilo di rischio Rambiente deve tenere conto dell’ubicazione dell’attività, ivi compresa la presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne, della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti e dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio, delle misure di prevenzione e protezione antincendio adottate.

Si coglie, infine, l’occasione per segnalare che, come sopra accennato, l’allegato tecnico al D.M. 3 agosto 2015 è attualmente in fase di revisione e codesti Uffici potranno formulare ogni utile osservazione e contributo tramite il form appositamente predisposto e raggiungibile al seguente link http://bit.ly/CodicePI_form.

Al link http://bit.ly/CodicePI_beta sarà inoltre possibile visionare le osservazioni già pervenute ed il testo della RTO presentata nella citata seduta del CCTS con l’evidenza delle modifiche proposte rispetto alla versione attualmente vigente.

 

Circolare DCPREV prot. n. 11468 del 29-08-2018 (Circolare n. 1/2018) 

Decreto del Ministero dell’Interno 22 novembre 2017 recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di contenitori­ distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C» e Decreto del Ministero dell’Interno 10 maggio 2018 recante «Disposizioni transitorie in materia di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C». Indicazioni applicative.

 

Circolare DCPREV prot. n. 8482 del 21-06-2017 

Indicazioni procedimentali inerenti la realizzazione di impianti di odorizzazione del gas naturale presso gli impianti di ricezione, prima riduzione e misura in cabina di proprietà dei clienti finali.

 

Circolare DCPREV prot. n. 10246 del 11-08-2016 

Attività 2 e 6 dell’Allegato I del DPR 151/11 – Elaborati cartografici.

 

Circolare STAFFCADIP prot. n. 5178 del 26-05-2015 

Centri di accoglienza per immigrati.

 

Nota DCPREV prot. n. 5918 del 19-05-2015

Definizione di manifestazione temporanea.

[…] Con l’esclusione delle manifestazioni temporanee indicata all’allegato I del D.P.R. 151/2011, il normatore ha inteso implicitamente confermare l’abrogazione dell’art. 15 co. 1 punto 5 del D.P.R. 577/82, già operata dall’art. 9 del D.P.R. 37/98. In tale ottica, il normatore ha altresì voluto esplicitare tale orientamento anche per le attività di cui al p.to 69 del D.P.R. 151/2011 che, infatti, per loro stessa natura, possono, più di sovente di altre, concretizzarsi con attività a spiccato carattere occasionale e temporaneo.

Relativamente poi al richiamato concetto di temporaneità, risulta evidente l’impossibilità di procedere ad una quantificazione dello stesso in termini temporali, proprio alla luce della pluralità ed eterogeneità dei casi potenzialmente prospettabili in concreto.

in generale, comunque, per attività temporanee, come già in passato si è avuto modo di rappresentare, si possono intendere quelle caratterizzate da una durata breve e ben definita, non stagionali o permanenti, né che ricorrano con cadenza prestabilita.

In buona sostanza, infatti, per le attività come sopra descritte risulterebbe illogico e contrario ai primari obiettivi di buona amministrazione, l’inserimento delle stesse nell’ambito di procedimenti tecnico amministrativi che, nel concreto, potrebbero svilupparsi con tempistiche incompatibili rispetto a quelle previste per le attività stesse.

 

Nota DCPREV prot. n. 3043 del 12-03-2015

Quesito in materia di prevenzione incendi – Assoggettabilità attività di gommista – Riscontro.

[…] si ritiene che l’attività in argomento possa rientrare tra le tipologie di officine di riparazione per veicoli a motore di cui al punto 53 dell’allegato 1 al d.P.R. 151 se di superficie superiore a 300 mq. Nel caso sia presente un quantitativo di gomme superiore a 10.000 Kg si configura anche l’attività di cui al punto 43 dello stesso allegato.

 

Circolare DCPREV prot. n. 10694 del 05-09-2014. D.P.R.151/11 

Attività n. 2 e n. 6 dell’Allegato I. Attestazioni di rinnovo periodico di conformità antincendio. Chiarimenti.

 

Nota DCPREV prot. n. 7392 del 30-05-2014

Assoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi di un’officina meccanica con lavorazioni a freddo con più di 25 dipendenti.

[…] si concorda con il parere espresso … da codesta Direzione Regionale.

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Il quesito è volto a chiarire la corretta interpretazione del «numero di addetti» individuato al punto 54 del DPR 151/2011 (Officine meccaniche per lavorazioni a freddo con oltre 25 addetti).
Il termine «addetto» deve ritenersi riferito alla specificità richiamata nella formulazione dell’attività soggetta, ossia di chi è preposto all’officina, similmente a quanto più dettagliatamente espresso per l’attività 9 in merito alla mansione specifica di saldatura o taglio [NdR].

 

Nota DCPREV prot. n. 5289 del 23-04-2014

Assoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi di impianti frigoriferi e depositi di oli lubrificanti per organi in rotazione di centrali idroelettriche.

[…] nel ribadire che la richiesta di determinazioni da parte di questa Direzione Centrale su questioni per le quali si è già espresso un organo tecnico consultivo collegiale quale il Comitato Tecnico Regionale non appare coerente con le procedure e i principi indicati dal D.Lgs.139/06, si esprime condivisione con quanto rappresentato nella nota di codesta Direzione Regionale.

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Il quesito riguarda l’assoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi degli impianti frigoriferi industriali nei quali è utilizzata l’ammoniaca come fluido refrigerante.
Si conferma, secondo la vigente classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose, la caratteristiche di gas infiammabile attribuito all’ammoniaca anidra.
Si ritiene infine che l’assoggettabilità dell’impianto debba essere valutata in funzione dei parametri di portata previsti al punto 1 dell’Allegato al DPR 151/2011 o, in alternativa, di capacità di deposito previsti al punto 4.
Ulteriore quesito riguarda la corretta individuazione ai fini dell’assoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi di depositi di olio per la lubrificazione ed il raffreddamento di organi in rotazione delle centrali idroelettriche.
Vista la descrizione fornita dal Comando si ritiene che l’attività possa essere compresa al punto 12 dell’allegato al DPR 151/2011 [NdR].

 

Nota DCPREV prot. n. 4093 del 28-03-2014 e n. 6178 del 08-05-2014. D.P.R. 151/11

Liquidi con punto di infiammabilità superiore a 65°C di cui alle attività 12 e 13 dell’Allegato I.

Con riferimento ad alcune richieste di chiarimento concernenti l’oggetto, si rappresenta che quanto precisato nella nota DCPREV prot. n. 17382 del 27 dicembre 2013, può trovare applicazione anche per la classificazione delle attività di cui ai punti 12 e 13 dell’Allegato I al D.P.R. 151/11.

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Anche i liquidi caratterizzati da un punto di infiammabilità inferiore a 65°, ma non sotto i 55°, con una frazione del distillato non maggiore del 2%, a 150°C, possono essere classificati liquidi di categoria C e quindi equiparati, dal punto di vista del rischio incendio e dei relativi sistemi di sicurezza, ai liquidi combustibili aventi un punto di infiammabilità superiore a 65°C [NdR].

 

Nota DCPREV prot. n. 3021 del 13-03-2014

Quesito liquori.

[…] si rappresenta quanto segue:

  • il calcolo del carico di incendio specifico di progetto (qf,d) in un compartimento va effettuato seguendo le indicazioni contenute nel DM 9/3/2007 che prevedono il calcolo in base al potere calorifico inferiore dei materiali combustibili presenti;
  • il potere calorifico inferiore dei materiali combustibili presenti va determinato sulla base di valori desunti dalla letteratura tecnica o eseguendo prove in accordo con la norma UNI ISO 1716:2002;
  • per le soluzioni idroalcoliche trova applicazione il decreto ministeriale 18 maggio 1995, che prevede classi definite di resistenza al fuoco per i depositi di tali prodotti. Nel caso in cui le sostanze oggetto del quesito non rientrino nel campo di applicazione del citato decreto, si ritiene che esso costituisca un utile riferimento ai fini della determinazione della classe di resistenza al fuoco, a prescindere dalle risultanze dei calcoli del carico di incendio effettuati secondo il DM 9/3/2007.

Si concorda, infine, con il Comando … in merito alla limitata rappresentatività della prova proposta, atteso che il metodo di calcolo del carico di incendio specifico di progetto risulta dipendente dal potere calorifico dei materiali combustibili e non dalla modalità di rilascio della potenza termica.

 

Nota DCPREV prot. n. 17382 del 27-12-2013

Gasolio in contenitori-distributori rimovibili per autotrazione. D.M. 31 luglio 1934. Liquidi combustibili di categoria C.

Giungono a questa Amministrazione richieste di chiarimento in merito alla possibilità di utilizzare il gasolio con temperatura di infiammabilità T > 55 – 56 °C nei contenitori-distributori rimovibili per autotrazione.

Al riguardo, sentito in proposito il Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la Prevenzione Incendi, si ritiene ammissibile tale possibilità in considerazione del fatto che il D.M. 31 luglio 1934 prevede che anche i liquidi caratterizzati da un punto di infiammabilità inferiore a 65°, ma non sotto i 55°, con una frazione del distillato non maggiore del 2%, a 150°C, possano essere classificati liquidi di categoria C e quindi equiparati, dal punto di vista del rischio incendio e dei relativi sistemi di sicurezza, ai liquidi combustibili aventi un punto di infiammabilità superiore a 65°C.

Si evidenzia che i metodi e le apparecchiature da utilizzare per ricercare il punto di infiammabilità e per eseguire la distillazione frazionata del liquido devono essere quelli previsti dal citato decreto, ovvero funzionanti secondo gli stessi principi.

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Con note DCPREV prot. n. 4093 del 28-03-2014 e n. 6178 del 08-05-2014 è stato chiarito che quanto precisato nella nota DCPREV prot. n. 17382 del 27-12-2013 può trovare applicazione anche per la classificazione delle attività di cui ai punti 12 e 13 dell’Allegato I al D.P.R.151/11 [NdR].

 

Nota DCPREV prot. n. 12890 del 19-09-2013

Impianti di rifornimento privato di gas naturale a carica lenta e senza serbatoio di accumulo. Quesito.

L’art. 51 del D.L. n. 78/2010 ha introdotto un regime semplificato per i VRA, piccoli impianti di distribuzione di gas naturale per autotrazione, senza serbatoi di accumulo, derivati dalla rete domestica e con capacità di compressione non superiore a 3 m3/h.

Infatti, ne è stato previsto l’esercizio dietro presentazione di una DIA conforme al D.P.R. n. 37/1998 e, nel contempo, l’attività non è stata assoggettata al rilascio del CPI, fatti salvi i controlli ed il potere prescrittivo del CNVVF. L’installazione è stata riservata alle imprese in possesso dei requisiti di cui al D.M. n. 37/1998, recante norme in materia di installazione degli impianti all’interno degli edifici, tenute al rilascio di dichiarazione di conformità dell’impianto, pena l’applicazione di sanzioni.

Sotto il profilo tecnico, lo stesso D.L. ha subordinato la messa in esercizio di tali impianti al rispetto delle regole di buona tecnica e dell’arte di cui alle leggi nn. 1083/1971 e 186/1968; contestualmente, ha previsto l’emanazione di apposita regola tecnica, intervenuta con il D.M. 30/04/2012, la quale ha regolamentato gli impianti derivati dalla rete domestica con capacità di compressione fino a 20 m3/h.

Il predetto decreto ha inoltre previsto, per le imprese installatrici, gli obblighi della verifica funzionale, del rilascio della dichiarazione di conformità e di avvenuta istruzione degli utilizzatori dei VRA ed, infine, la consegna del libretto di manutenzione ed uso.

Il D.P.R. n. 151/2011, recante la semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, ha tra l’altro, modificato le attività soggette ai controlli. In applicazione del citato D.P.R. i distributori dei carburanti in questione appaiono indistintamente ascrivibili al punto 13 -fascia C- del dell’allegato I al D.P.R. n. 151/2011. Una tale interpretazione, che risulta corretta per gli impianti di portata compresa tra 3 e 20 m3/h, di contro contrasta con i principi di semplificazione e di proporzionalità, che sono a fondamento dello stesso D.P.R. per quelli di portata inferiore a 3 m3/h, che, come già detto, erano stati oggetto di liberalizzazione con il D.L. n. 78/2010.

Pertanto, su conforme parere dell’Ufficio AA.LL., di questo Dipartimento, si ritiene che agli impianti di portata inferiore a 3 m3/h si possa continuare ad applicare l’art. 51 del D.L. n. 78/2010, sostituendo la prevista DIA alla odierna SCIA di cui all’art. 19 della Legge 241/1990, a firma dell’interessato e con la contestuale dall’assunzione degli obblighi gestionali di cui al relativo libretto di uso e manutenzione, corredata dalla dichiarazione di conformità dell’impianto a firma della ditta installatrice, riferita alle leggi nn. 1083/1971 e 186/1968, oltre che al recente D.M. 30/4/2012, e da documentazione tecnica (relazione, elaborati grafici) relativa alla installazione.

 

Nota DCPREV prot. n. 12504 del 13-09-2013

Depositi di gas metano compresso in bombole. Riscontro.

[…] si ritiene che il DM 24/11/1984 deve essere applicato ai «depositi presso i quali il gas viene accumulato in serbatoi o in bombole ed altri recipienti mobili per essere successivamente distribuito alle utenze, direttamente nell’ambito di uno stabilimento oppure mediante rete di distribuzione cittadina». Al di fuori del campo di applicazione succitato dovranno essere osservati i criteri generali di prevenzione incendi ed il DM 24/11/1984 potrà essere preso in considerazione quale linea guida non cogente.

 

Circolare prot. n. 4756 del 09-04-2013 

D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, allegato I – Attività nn. … 73.

 

Lettera circolare DCPREV n. 15909 del 18-12-2012 

Procedure di prevenzione incendi per le attività di cui al n. 7 dell’Allegato I al D.P.R. 151/2011.

 

Nota DCPREV prot. n. 7444 del 07-06-2012

Insieme di più locali commerciali comunicanti con atrio e zona passeggeri all’interno dei fabbricati viaggiatori delle medie Stazioni ferroviarie italiane. Chiarimenti sull’applicazione del D.P.R. 151/2011.

[…] Le stazioni ferroviarie, anche esistenti, così come le aerostazioni e le stazioni marittime, risultano ricomprese al p.to 78 cat. C dell’allegato I al D.P.R. 151/2011 qualora presentino nel complesso una superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5000 mq, da intendersi pertanto comprensiva dell’atrio, della zona viaggiatori ed anche delle attività commerciali eventualmente presenti all’interno delle stazioni stesse.

In generale pertanto, ai fini della prevenzione incendi ed allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone ed alla tutela dei beni, nell’ambito dei procedimenti di cui al citato D.P.R. 151/2011, per la stazione ferroviaria dovranno nel complesso essere applicati i criteri generali di prevenzione incendi.

Per altre attività eventualmente presenti all’interno del sedime della stazione singolarmente soggette ai controlli dei vigili del fuoco di cui al D.P.R. 151/2011 e dotate di specifica disposizione antincendio, dovranno essere invece osservate le prescrizioni previste dalle regole tecniche di prevenzione incendi applicabili nel caso di specie.

Resta ovviamente inteso che per le aree commerciali eventualmente presenti all’interno della stazione non ricomprese al p.to 69 dell’allegato I al D.P.R. 151/2011, la regola tecnica allegata al D.M. 27 luglio 2010, pur non strettamente cogente, potrà costituire un utile riferimento.

Premesso quanto sopra, anche alla luce della pluralità delle casistiche che possono presentarsi in ambito territoriale, si rappresenta che singole specifiche problematiche potranno trovare la giusta soluzione, una volta espletati i dovuti approfondimenti, nell’ambito degli adempimenti di prevenzione incendi previsti dal D.P.R. 151/2011 che, in particolare, individua nel Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio la sede deputata ad effettuare la valutazione della documentazione progettuale presentata ed i relativi controlli.

 

Lettera circolare DCPREV n. 4963 del 04-04-2012 

Uso delle vie e uscite di emergenza in presenza di porte scorrevoli orizzontalmente munite di «dispositivi di apertura automatici ridondanti».

 

Lettera circolare DCPREV n. 4962 del 04-04-2012 

Uso delle vie e uscite di emergenza in presenza di sistemi di controllo degli accessi mediante «tornelli».

 

Nota prot. n. 7941 del 17-07-2009

Quesiti relativi … al punto 1.12 del D.M. 30/11/1983.

[…] 2. Nella definizione di «spazio scoperto» sono ricompresi anche i balconi, i ballatoi ed i terrazzi se in possesso dei requisiti prescritti dal D.M. 30/11/1983.

 

Nota prot. n. 032101.01.4146.02B del 15-07-2009

Quesito sulla possibilità di derogare al valore dell’altezza minima di 2,0 metri delle vie ed uscite di emergenza prescritto al punto 1.5.5. dell’allegato IV al D.Lgs. 81/08.

[…] si richiama la possibilità di ricorrere a misure alternative così come previsto dall’articolo 63 comma 5 del D.Lgs. 81/08 che recita quanto segue: «… Ove vincoli urbanistici o architettonici ostino agli adempimenti di cui al comma 1 il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e previa autorizzazione dell’organo di vigilanza territorialmente competente, adotta le misure alternative che garantiscono un livello di sicurezza equivalente…».

Il Competente Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco risulta Organo di Vigilanza ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. 81/08 ed è quindi titolato ad autorizzare misure alternative a quelle di cui trattasi. Si ritiene comunque opportuno concordare preventivamente le procedure e le misure compensative del rischio con gli altri Organi di vigilanza locali al fine di garantire una maggiore uniformità e trasparenza di giudizio.

Nel ricordare che l’istituto dell’interpello di cui all’art. 12 del D.Lgs. 81/08 è attuabile solo in caso di quesiti di ordine generale, si ritiene non idoneo tale strumento nel caso specifico riferendosi il caso in esame ad una questione specifica.

 

Nota prot. n. 4975 del 19-05-2009

Presenza di persone diversamente abili nelle attività regolate da normativa verticale. Sistema di vie di uscita. Quesito.

[…] La regola tecnica, allegata al D.M. 1/2/1986 «Norme di sicurezza antincendi per la costruzione e l’esercizio di autorimesse e simili», essendo peraltro antecedente sia alla Legge 9 gennaio 1989 n. 13 sia al D.M. 14 giugno 1989 n. 236, ha lo scopo di definire i criteri di sicurezza intesi a perseguire la tutela dell’incolumità delle persone e la preservazione dei beni contro i rischi di incendio e di panico nei luoghi destinati alla sosta, al ricovero, all’esposizione e alla riparazione di autoveicoli, senza porre una particolare attenzione sulle persone diversamente abili.

A seguito dell’emanazione delle suddette norme sul superamento e sull’eliminazione delle barriere architettoniche, è stata emanata la lettera circolare del 13 dicembre 1990 n. 21723/4122 con la quale è stato istituito un gruppo di studio per armonizzare le norme antincendi con le prescrizioni tecniche previste dal D.M. 14 giugno 1989 n. 236. Il gruppo di studio ha predisposto la circolare n. 4 del 6 giugno 2002, con la quale sono definite delle linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili.

Premesso quanto sopra, si rappresenta che, sulla base delle vigenti disposizioni legislative, le competenze per l’eliminazione delle barriere architettoniche sono da assegnare, in via prioritaria, all’amministrazione comunale in sede di rilascio dell’autorizzazione/concessione edilizia, che si avvale, eventualmente, di autocertificazioni rilasciate da professionisti incaricati.

Si sottolinea, infine, che la problematica in questione sarò tenuta sicuramente in considerazione nel corso dell’aggiornamento della regola tecnica allegata al D.M. 1/2/1986 e che è stato anche istituito un nuovo gruppo di lavoro per studiare la sicurezza antincendio in presenza di persone diversamente abili.

 

Circolare prot. n. 1212 del 23-03-2009

Impianti elettrici temporanei. Obbligo di dichiarazione di conformità.

 

Nota prot. n. 1304 del 23-03-2009

Locale di pubblico spettacolo. Luogo sicuro e capacità di deflusso del sistema delle vie di esodo. Quesito.

[…] si concorda con il parere della Direzione.

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Parere del Comando condiviso dalla Direzione:

  1. La terrazza (al piano primo, spazio scoperto sovrastante attività soggetta a controllo VV.F. e da essa separata con solaio REI 60, sulla quale sfociano le uscite di sicurezza del locale di pubblico spettacolo) deve essere considerata luogo sicuro dinamico (non luogo sicuro statico);
  2. La capacità di deflusso delle scale esterne della terrazza all’aperto con caratteristiche di luogo sicuro dinamico con quota del piano a circa 4-5 m rispetto al piano di riferimento a servizio di un bar/discoteca deve essere pari a 37,5 (non 250);
  3. I due vani scala scoperti sono parti comuni del centro commerciale; la comunicazione attraverso percorsi scoperti e la promiscuità con il locale di pubblico spettacolo può essere consentita con il procedimento di deroga di cui all’art. 6 del DPR 37/98, a condizione che tali percorsi non rientrino nel sistema di vie di esodo del centro commerciale stesso [NdR].

 

Circolare prot. n. P720/4122 sott. 54/9 del 29-05-2008

Porte scorrevoli orizzontalmente munite di dispositivi automatici di apertura a sicurezza ridondante. Chiarimento.

 

Nota prot. n. P476-P432/4144 sott. 19 del 27-10-2006

Interruttore generale.

[…] si fa presente che l’attività di prevenzione incendi deve essere improntata al rispetto dei principi di base sanciti dall’art. 3 del D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577 e dalla direttiva 89/106/CE (requisito essenziale n. 2).

Ciò premesso, per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi si ritiene che la presenza del comando di emergenza è connessa al perseguimento dell’obiettivo di salvaguardia delle squadre di intervento durante le operazioni di soccorso.

Quanto sopra fermo restando l’autonomia dei Comandi Provinciali nella individuazione di diverse misure di protezione in relazione alle particolari situazioni di rischio che si possono configurare nei vari casi di specie.

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Il quesito chiede di chiarire se l’interruttore generale (installato in posizione segnalata e accessibile, manovrabile sotto carico e atto a porre fuori tensione l’impianto elettrico dell’attività per permettere di svolgere in sicurezza l’intervento della squadra di emergenza) sia da prevedere in tutte le attività soggette a controllo VVF, oppure solo nelle attività dove richiesto dalle relative disposizioni di prevenzione incendi [NdR].

 

Nota prot. n. P1195/4112 sott. 53 del 01-06-2006

Depositi di combustibile ad utilizzo promiscuo.

[…] nel ribadire quanto stabilito dalla C.M.I. n° 52 del 20 novembre 1982, p.ti 5.0 e 5.1, si fa presente che ogni attività a rischio specifico del tipo rappresentato nel quesito in argomento deve essere dotata di proprio serbatoio da cui attingere il combustibile o il carburante.

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Un’attività produttiva chiedeva di poter utilizzare un serbatoio di gasolio installato all’aperto sia per l’alimentazione di un generatore di calore (a servizio esclusivo di un impianto di produzione), sia il per rifornimento di mezzi interni [NdR].

 

Nota prot. n. P206/4134 sott. 53 del 05-04-2006

Installazione impianti refrigeranti e/o frigoriferi in piani interrati e seminterrati. Quesito.

[…] parere … in merito alla corretta ubicazione degli impianti centralizzati di condizionamento e/o frigoriferi alimentati dai gas refrigeranti, noti commercialmente con il termine di «freon», nelle attività soggette al controllo di prevenzione incendi.

Al riguardo, nel ricordare la pericolosità di alcuni gas della famiglia dei fluidi refrigeranti in argomento più comunemente usati, accertata o in corso di accertamento, nei confronti dell’ozono atmosferico, si concorda con l’avviso di codesta Direzione Regionale(*) sulla possibilità di ubicare gli impianti indicati in oggetto anche nei piani interrati o seminterrati degli edifici serviti, nel rispetto ovviamente delle specifiche disposizioni tecniche qualora esistenti o, in alternativa, dei criteri generali di prevenzione incendi.

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Considerando le caratteristiche di pericolosità del gas in oggetto, classificato pericoloso per l’ambiente, e quanto disposto dalle specifiche regole tecniche di prevenzione incendi che contemplano tali aspetti, non si ravvisano motivi ostativi all’installazione degli impianti in oggetto ai piani seminterrati o interrati [NdR].

 

Nota prot. n. P2054/4122 sott. 67 del 11-03-2005

Intercapedine. Punto 1.8 allegato D.M. 30 novembre 1983. Aerazione.

Con riferimento al quesito pari oggetto inviato con la nota indicata a margine, si concorda con il parere fornito da codesta Direzione Regionale.

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Il quesito è volto a chiarire i requisiti di aerazione dell’intercapedine antincendi di cui al punto 1.8 del D.M. 30 novembre 1983.
Al riguardo si ritiene che tale caratteristica sia definita dalle specifiche regole tecniche relative alle attività a rischio di incendio [NdR].

 

Circolare prot. n. 10493 del 14-12-2004

Disposizioni relative all’installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l’apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso d’incendio.

 

Nota prot. n. P444/4122 sott. 54/9 del 12-05-2004

Luoghi di lavoro – uscite di sicurezza delle celle frigorifere. Quesito.

Con riferimento alla nota indicata a margine, relativa alle uscite di sicurezza delle celle frigorifere di tipo industriale, si trasmette il chiarimento pervenuto dal Ministero del Lavoro con il quale si concorda.

Nota del Ministero del Lavoro prot. n. 20453/MAC/Q/MA del 18 febbraio 2004

D.Lgs n. 626/94 – Art. 33 – Quesito in merito alle caratteristiche delle porte di uscita dalle celle frigorifere industriali.

Con riferimento alla nota indicata a margine, concernente il quesito di cui all’oggetto, si rappresenta quanto segue.

La questione delle caratteristiche che devono possedere le porte delle celle frigorifere industriali per soddisfare alle esigenze della sicurezza dei lavoratori in caso di pericolo, va vista alla luce delle disposizioni dell’art. 13 del D.P.R. n, 547/55, come modificato dall’art. 33 del D.lgs n. 626/94. In particolare, al comma 3 viene stabilito, in via generale, che in caso di pericolo tutti i posti di lavoro debbono poter essere evacuati rapidamente (mediante vie e uscite di emergenza).

Al comma 4 si rimette al datore di lavoro la determinazione del numero, distribuzione e delle dimensioni (in una parola l’individuazione) delle vie e delle uscite di emergenza, che deve essere fatta tenendo in conto gli elementi – determinanti ai fini della individuazione del livello di rischio che una eventuale situazione di pericolo potrebbe determinare nei locali di lavoro – indicati al medesimo comma.

Premesso che uscita di emergenza è quella che immette in un luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall’incendio o altre situazioni di emergenza, è avviso della scrivente che solo se a valle della valutazione di cui sopra risulta che l’uscita della cella frigorifera deve svolgere la funzione di uscita di emergenza (come sopra specificato – si veda l’art. 13, c, 1, lett. b) del D.P.R. n. 547/55) la relativa porta deve avere le caratteristiche costruttive, di installazione ed essere utilizzata come richiesto dai commi 6, 7, 8 e 9. Ciò non toglie che la medesima porta debba soddisfare anche ai requisiti derivanti da ogni altra regolamentazione ad essa applicabile (ad es., nel caso di una porta motorizzata, quelli di cui al D.P.R. n. 459/96 di recepimento della direttiva macchine).

 

Circolare prot. n. DCPST/A4/RS/401 del 17-02-2004

Depositi di metanolo ed etanolo. Chiarimenti.

 

Nota prot. n. P767/4101 sott. 106/62 del 29-07-2003

Quesito. Industrie dell’arredamento, dell’abbigliamento e della lavorazione della pelle, di cui al punto 49 del D.M. 16 febbraio 1982.

[…] si fa presente che le industrie dell’arredamento, dell’abbigliamento e della lavorazione della pelle, nonché i calzaturifici sono attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, finalizzati al rilascio del certificato di prevenzione incendi, qualora il numero degli addetti sia pari ad almeno 25 unità.

 

Nota prot. n. P289/4101 sott. 106/16 del 02-04-2002

Comunicazioni tra attività industriali non pertinenti con diversa ragione sociale. Richiesta di chiarimenti.

[…] si ritiene che la soluzione progettuale prospettata non presenti motivi ostativi di principio stante, tra l’altro, l’assenza di specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi. Si precisa, comunque che qualora due o più attività facenti capo a diverse ragioni sociali siano in interrelazione tra loro per la presenza di parti e/o impianti in comune (percorsi di esodo, rete idrica antincendio, ecc.) dovrà essere predisposto un protocollo comune di intesa tra i responsabili delle diverse attività per la corretta gestione delle parti comuni nel rispetto di quanto previsto dalla legislazione vigente.

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Il quesito è volto a chiarire la possibilità di comunicazione, tra due attività industriali tra di loro non pertinenti, distinte e con diversa ragione sociale, attraverso filtro a prova di fumo al fine di utilizzare un percorso di esodo comune.
Al riguardo si ritiene che tale possibilità, non escludibile a priori se non sulla base di specifiche norme tecniche, sia da valutare in relazione ai risultati dell’analisi del rischio per le attività in esame [NdR].

 

Circolare prot. n. P951/4122 sott. 54/9 del 30-08-2001

Altezza minima delle porte situate sulle vie di uscita e di emergenza.

 

Nota prot. n. P904/4122 sott. 55 del 30-08-2001

D.M. 30/11/1983, punto 1.7 – Caratteristiche dei filtri a prova di fumo: chiarimenti.

[…] si concorda con i pareri formulati dall’Ufficio (*) … in merito ai quesiti n. 2 «pressurizzazione», n. 3 «resistenza al fuoco» e n. 4 «dimensioni».

Per quanto riguarda il quesito n. 1 «porte aperte», poiché il punto 1.7 del D.M. 30 novembre 1983 non esclude espressamente la possibilità che il congegno di autochiusura delle porte sia asservito ad idonei dispositivi elettromagnetici di sgancio, e che tale soluzione è ammessa dal D.M. 10 marzo 1998 (punto 3.9), si ritiene che la realizzazione di filtri a prova di fumo con entrambe le porte tenute in posizione aperta può essere approvata, con le necessarie cautele e limitazioni, senza ricorrere all’istituto della deroga, sulla base di valide motivazioni, analisi e valutazioni.

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(*) Si riportano di seguito i quesiti n. 2, 3 e 4 formulati dall’Ufficio:

  • Quesito n. 2 «pressurizzazione» chiede di conoscere se la sovrapressione debba essere garantita in continuo, 24 ore su 24, oppure possa essere attuata esclusivamente in caso di emergenza, asservendo il sistema di pressurizzazione ad un impianto di rivelazione, il tutto collegato ad una centralina di comando e controllo…
    Nonostante alcune normative (es. alberghi, ospedali) prevedano che è possibile far assolvere dall’impianto di rivelazione, anche l’attivazione automatica di eventuali filtri in sovrapressione (che quindi sembra non debbano essere sempre in pressione), rimane valida la definizione del D.M. 30/11/83 e pertanto la sovrapressione deve essere garantita in ogni momento.
  • Il Quesito n. 3 «resistenza al fuoco» chiede di conoscere se i valori di resistenza al fuoco delle due porte di un filtro, possano essere sommati così da ottenere, in quanto somma, il medesimo valore REI delle strutture.
    La resistenza al fuoco delle due porte di un filtro può essere sommabile. La REI di porte e strutture dovrà essere predeterminata, ad esempio sulla base delle specifiche disposizioni vigenti o dei carichi d’incendio e delle classi dei locali interessati, e dovrà essere comunque non inferiore a 60 minuti.
  • Il Quesito n. 4 «dimensioni» chiede di conoscere se i filtri debbano rispettare requisiti dimensionali minimi di tipo predeterminato, riguardo ad esempio profondità e superficie in pianta.
    Non essendovi alcun riferimento normativo in merito, le dimensioni minime dei filtri vanno determinate secondo i seguenti criteri:
    – Modalità di apertura delle porte, a battente oppure a scorrere.
    – Possibilità che i filtri vengano utilizzati oltre che da sole persone, anche da autoveicoli, mezzi di sollevamento merci, quali muletti o altro.
    In base a tali criteri la superficie minima dei filtri sarà ovviamente funzione della larghezza e della profondità degli stessi. La larghezza è evidentemente un parametro vincolato dai moduli che sono necessari per il sicuro esodo delle persone o comunque per l’agevole passaggio di materiali ed automezzi presenti, nonché dalle dimensioni minime degli elementi di supporto delle porte REI, od ancora dalla larghezza minima necessaria per l’apertura di porte scorrevoli, o da altre esigenze progettuali (per esempio statiche).
    La profondità dei filtri dovrà essere almeno pari all’ingombro delle porte a battente, nel caso in cui queste si aprano verso l’interno del filtro. Inoltre, la profondità dovrà essere comunque sufficiente affinché le porte del filtro riescano a chiudersi, senza essere ostruite, nemmeno provvisoriamente, dalla presenza di persone, cose od autoveicoli che dovessero ritrovarsi all’interno del filtro in caso d’emergenza.
    Quale superficie minima del filtro, potrebbe infine assumersi, per via analogica, quella richiesta dal
    D.M. 12 aprile 1996, punto 4.2.5 b) per i disimpegni areati per l’accesso a centrali termiche, pari a 2,00 m2 e come profondità minima, almeno 90 cm.

 

Nota prot. n. 503/4122 sott. 54/9 del 11-04-2001

Art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955, come modificato dall’art. 33 D.Lgs. n. 626/94. Richiesta chiarimenti.

L’art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955, come modificato dall’art. 33 D.Lgs. n. 626/94, ha previsto che «L’apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell’esodo non è richiesta quando possa determinare pericolo per il passaggio di mezzi o per altre cause fatta salva l’adozione di altri accorgimenti adeguati specificatamente autorizzati dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio».

Il DM 10 marzo 1998 al punto 3.9 dell’allegato III, ha fornito precisazioni sull’argomento che di fatto hanno sostanzialmente limitato la necessità dell’autorizzazione del Comando VV.F. Si precisa infine che il dettato dell’art. 33 del D.Lgs. n. 626/94, trova applicazione a tutti i luoghi di lavoro.

 

Nota prot. n. P178/4108 sott. 22/24 del 27-03-2001.

Attività di demolizioni auto.

Si fa riferimento a quanto formulato da codesti Uffici con le rispettive note che si riscontrano, per confermare che la specifica attività di autodemolizione non rientra tra quelle soggette ai fini della prevenzione incendi in quanto non compresa nell’elenco allegato al D.M. 16/2/1982, ma che nell’ambito della stessa potrebbero configurarsi le seguenti attività contemplate dal citato decreto:

  1. attività individuata al n. 8) qualora, per le operazioni di demolizione, si dovesse fare uso di gruppi da taglio utilizzanti gas combustibili e siano occupati più di 5 addetti;
  2. attività individuata al n. 55) qualora venga costituito deposito, anche all’aperto, dei pneumatici rimossi dalle carcasse auto, con quantitativo superiore a 50 q;
  3. attività individuata al n. 58) qualora venga costituito deposito, anche all’aperto, delle parti in materiale plastico asportate dalle carcasse auto, con quantitativo superiore a 50 q.;
  4. attività individuata al n. 72) qualora siano occupati più di 25 addetti per le operazioni di smontaggio a freddo delle parti meccaniche.

 

Nota prot. n. P120/4146 sott. 2/c del 05-02-2001

Analisi di rischio ‑ D.M. 10 marzo 1998 ‑ Allegato IX.

In relazione al quesito formulato … sull’allegato IX del D.M. 10 marzo 1998, si concorda con i pareri espressi al riguardo dagli Uffici in indirizzo.

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Il quesito è in merito alla metodologia da applicare per la valutazione quantitativa del rischio prevista dal punto A 2.3 dell’allegato I del DM 4 maggio 1998 per le attività elencate nel DM 16 febbraio 1982.
Non è applicabile la suddivisione fra i vari gradi di rischio (elevato, medio e basso) indicata ai punti 9.2, 9.3 e 9.4 dell’allegato IX del DM 10 marzo 1998, riferendosi detto allegato ai contenuti minimi dei corsi di formazione e in quanto l’effettivo grado di rischio di un’attività, (comprese quelle elencate nel DM 16 febbraio 1982), scaturisce in base all’analisi del rischio effettuata dal datore di lavoro valutati i rischi per la sicurezza in relazione alla natura dell’attività dell’azienda ovvero dell’unità produttiva.
La classificazione dell’allegato IX è da applicare solo per la determinazione del corso di formazione per addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze, e come utile indicazione per una prima valutazione del rischio di incendio [NdR].

 

Nota prot. n. P1231/4108 sott. 22/17 del 22-12-2000

Compartimentazione antincendi ‑ DD.MM. 1° febbraio 1986 e 30 novembre 1983.

[…] chiede di conoscere se l’interposizione di uno spazio scoperto tra due locali costituisca una separazione degli stessi ai fini antincendi. Al riguardo, si chiarisce che, in via generale, l’interposizione tra due edifici di uno spazio scoperto così come definito dal D.M. 30 novembre 1983 ed esteso per l’intero fronte di un prospetto, equivale sostanzialmente ad una separazione ai fini antincendi degli edifici stessi lungo il prospetto medesimo. Per il caso specifico, trattandosi di locali da adibire ad autorimessa, si soggiunge che gli stessi sono singolarmente soggetti ai fini della prevenzione incendi e che ciascuno di essi dovrà essere rispondente alle specifiche norme di sicurezza.

 

Nota prot. n. P972/4101 sott. 106/47 del 03-11-2000

Officine e laboratori con saldatura e taglio dei metalli utilizzanti gas combustibili e/o comburenti con oltre 5 addetti. Quesito.

[…] quesito relativo all’interpretazione del termine «addetto», il cui numero, ai sensi del decreto 16 febbraio 1982, stabilisce se determinate attività lavorative siano soggette ai controlli di prevenzione incendi. Al riguardo, sentito per le vie brevi l’Ufficio del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale che ha competenza sull’applicazione del D.P.R. n. 689 del 1959, in cui si ravvisa la medesima problematica, si rappresenta di seguito il parere di questo Ufficio.

Ai fini dell’assoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi, il numero di addetti previsto per determinate attività dal D.M. 16 febbraio 1982 come soglia minima, deve essere inteso come il numero massimo di lavoratori che, nel medesimo turno di lavoro, operano nel reparto in cui si svolgono lavorazioni che sono pericolose ai fini dell’esplosione o dell’incendio. Si precisa, pertanto, che in tale numero:

  • non devono essere necessariamente inclusi tutti i lavoratori dipendenti;
  • non devono essere inclusi tutti i lavoratori impiegati nel reparto se la lavorazione è svolta in turni diversi;
  • devono essere inclusi anche i lavoratori che, pur non essendo addetti alle specifiche lavorazioni pericolose, sono esposti al rischio da queste determinato in quanto operano nel medesimo ambiente di lavoro.

 

Nota prot. n. P65/4101 sott. 106/70 del 17-10-2000

Richiesta di chiarimento in merito all’attività n. 67 del D.M. 16 febbraio 1982.

[…] Al riguardo il suddetto Comitato ha espresso il parere, condiviso dallo scrivente Ufficio, secondo il quale gli impianti per la zincatura, ramatura e lavorazioni similari che prevedono lavorazioni di tipo elettrochimico, non comportanti la fusione di metalli o di altre sostanze, non rientrano nelle attività di cui al punto 67 del D.M. 16 febbraio 1982.

Resta confermato, in ogni caso, l’obbligo da parte del datore di lavoro di effettuare la valutazione del rischio di incendio e di attuare le misure di prevenzione e protezione antincendio previste dal D.M. 10 marzo 1998.

 

Nota prot. n. P891/4101 sott. 106/33 del 26-07-2000 (stralcio)

D.M. 19.6.1999 – D.M. 01.02.1986 – D.M. 30.11.1983 – D.M. 16.05.1987 – D.M. 12.04.1996 – Circ. n. 91/1961 e D.P.R. n. 246/1993 – Richiesta di chiarimenti.

[…] si forniscono di seguito i chiarimenti richiesti sulla base del pareri espressi al riguardo dal Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi.

Quesito n. 1 – (punto 2.3.2 – D.M. 19/08/96 [NdR]).

Si ritiene che, se il materiale da installare è dotato di certificato di reazione al fuoco e relativo atto di omologazione in cui alla descrizione della posa in opera è dichiarato «incollato (ovvero appoggiato) su supporto incombustibile», tale materiale deve essere installato su un supporto incombustibile che abbia almeno la stessa conduttività termica del cemento amianto. Sono pertanto da escludersi supporti quali lastre di alluminio o acciaio.

Quesito n. 9 – (punto 3.4 – D.M. 30/11/83 [NdR]).

Si fa presente che la valutazione del luogo sicuro deve essere eseguita caso per caso considerando le condizioni al contorno.

Quesito n. 10 – (punto 1.7 – D.M. 30/11/83 [NdR]).

Si ritiene che il filtro a prova di fumo non può essere dotato di aperture di aerazione normalmente chiuse e che la sovrappressione non può essere realizzata dopo la chiusura delle porte.

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Il quesito chiede di conoscere se un filtro a prova di fumo può essere dotato di aperture di aerazione normalmente chiuse e apribili in caso di incendio, la cui apertura avviene contemporaneamente alla chiusura delle porte, e se può essere ammesso un filtro a prova di fumo mediante sovrappressione, la cui sovrappressione si realizza dopo la chiusura delle porte [NdR].

Quesito n. 11 – (punto 1.12 – D.M. 30/11/83 [NdR]).

Si fa presente che la superficie minima di aerazione deve essere valutata al netto della griglia.

Quesito n. 14 – (Circ. 91/61 e D.P.R. 246/93 [NdR]).

Si fa presente che per le attività non regolate da specifiche disposizioni antincendio, quali le attività industriali, i requisiti di resistenza al fuoco delle strutture vanno valutati fra le misure di protezione da porre in atto per la compensazione del rischio di incendio avendo a riferimento gli obiettivi di sicurezza assunti, così come previsto dall’allegato I del D.M. 4 maggio 1998.

Quesito n. 15 – (gradini [NdR]).

Si ritiene che la misurazione della pedata del gradino deve essere effettuata secondo la proiezione verticale, considerando quindi la pedata utile in fase di discesa.

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Il quesito chiede di conoscere se per i gradini, ai fini della valutazione del corretto rapporto di pedata ed alzata previsto dalle diverse norme di prevenzione incendi, può essere accettato che il bordo esterno di un gradino sia sporgente rispetto al bordo interno del gradino sottostante, ed in caso affermativo in che misura o percentuale [NdR].

 

Nota prot. n. P478/4155/1 sott. 3 del 13-06-2000

Sbocco dei camini di ventilazione dei filtri a prova di fumo. Risposta a quesiti.

[…] Per quanto attiene il primo quesito, si fa rilevare che la condizione dello sbocco dei camini di ventilazione al di sopra della copertura dell’edificio, così come formulato al più comune degli edifici serviti da scale a prova di fumo interne le quali ultime, comportando una serie di filtri verticalmente sovrapposti, richiedono in conseguenza lo sbocco dei camini alla sommità degli edifici stessi. Nei casi, invece, di singoli vani filtro interposti tra compartimenti ubicati sullo stesso piano, si ritiene che lo sbocco dei camini di ventilazione possa immettere sull’area a cielo libero sovrastante o adiacente – ovvero più prossima – al filtro stesso, purché tale area abbia i requisiti di «spazio scoperto» così come definito dal punto 1.12. del citato D.M. 30/11/1983.

Per quanto riguarda il secondo quesito, ossia alla possibilità che i camini di ventilazione possano comprendere anche tratti di condotto ad andamento sub-orizzontale, lo scrivente ufficio non ravvede – dal punto di vista tecnico – motivi ostativi alla loro realizzazione, a condizione che sia garantito il tiraggio naturale del condotto e che quest’ultimo sia adeguatamente protetto rispetto agli ambienti attraversati. Al riguardo, si soggiunge che un efficace sistema di ventilazione mediante condotte, può essere garantito da una doppia canalizzazione indipendente, una in entrata (immissione) ed una in uscita (estrazione), con condotti aventi la medesima sezione e relative bocche poste, rispettivamente, nella parte bassa e nella parte alta del locale.

 

Nota prot. n. P448/4122 sott. 54 del 30-05-2000

Art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955. Utilizzo di porte scorrevoli orizzontalmente in corrispondenza di uscite di emergenza. Quesito.

Codesto Comando … ha chiesto di conoscere se siano ammissibili, in corrispondenza delle uscite di emergenza, porte scorrevoli orizzontalmente dotate dei seguenti dispositivi che ne consentano il loro posizionamento nelle condizioni di massima apertura:

  1. dispositivo ad intervento automatico in caso di mancanza di alimentazione di rete;
  2. dispositivo ad intervento manuale tramite pulsante posizionato a fianco dell’uscita, in posizione visibile e segnalato.

Sulla base del disposto dall’art. 13, comma 6, del D.P.R. n. 547/1955, così come modificato dall’art. 33 del D.Lgs n. 626/94, si ritiene che codesto Comando possa autorizzare l’utilizzo di porte scorrevoli orizzontalmente in corrispondenza delle uscite di emergenza, a condizione che i dispositivi sopracitati siano realizzati a regola d’arte in conformità alla legislazione tecnica vigente ed alle norme tecniche emanate dagli organismi di normalizzazione riconosciuti in sede nazionale o internazionale.

 

Nota prot. n. P286/4147 sott. 4 del 11-04-2000

Accesso da porticato ad attività soggette ai controlli di Prevenzione Incendi.

[…] si è del parere che l’assenza nelle norme di prevenzione incendi, di specifici riferimenti alla presenza di ingressi e/o uscite su spazi porticati non preclude la possibilità di realizzare tali accessi. Parimenti si ritiene che la presenza di porticati comuni ad altre attività non implichi la necessità di adottare strutture di separazione dotate di particolari requisiti di comportamento al fuoco.

Il suddetto avviso è basato sulla considerazione secondo cui i porticati non costituiscono locali chiusi e pertanto, ai fini della sicurezza antincendio, non devono considerarsi in comunicazione le attività che si affacciano su di essi.

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Tali considerazioni possono essere estese ad attività come scuole, alberghi, locali di pubblico spettacolo, attività commerciali, ecc. (Vedi anche Nota prot. n. P1067/4147 sott. 4 del 25-09-2001). [NdR]

 

Nota prot. n. P429/4126 sott. 5 del 08-04-1999

Impianto di protezione contro le scariche atmosferiche.

[…] sono stati sottoposti due quesiti … inerenti la protezione di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi. Al riguardo, questo Ufficio ritiene che nel valutare la necessità di realizzare un impianto di protezione debba essere verificato che:

  1. le norme deterministiche cogenti richiedano espressamente la realizzazione dell’impianto come nel caso citato del D.M. 24 novembre 1984 per le cabine di misura;
  2. le specifiche norme probabilistiche riconosciute (come ad esempio la CEI 81-1) conducano a tale conclusione.

Pertanto, in assenza di almeno una circostanza, si ritiene che l’obbligo di protezione sia stato assolto attraverso la calcolazione probabilistica e che, quindi, non sia obbligatoria la realizzazione dell’impianto di protezione.

 

Nota prot. n. P78/4101 sott. 106/33 del 25-01-1999

Controlli di prevenzione incendi per attività di carattere temporaneo.

[…] Per i casi prospettati, allorché l’attività non si configura in una unità strutturale, ma è costituita dalla singola attrezzatura (gruppi elettrogeni, carri bombolai di emergenza, caldaie locomobili, sorgenti raggi X), la stessa non può essere soggetta al controllo di prevenzione incendi e quindi alle procedure di cui al D.P.R. n. 37/98. Va comunque precisato che il rispetto delle specifiche misure di sicurezza antincendio costituisce sempre un obbligo da parte dei titolari delle attività, indipendentemente dal regime di controllo alle quali dette attività sono assoggettate.

 

Nota prot. n. P849/4122 sott. 54 del 08-1999

Altezza delle uscite di emergenza nei luoghi di lavoro. Quesito.

L’art. 13, comma 5 del D.P.R. n. 547/1955 così come modificato dall’art. 33 del D.Lgs n. 626/1994, stabilisce che: «Le vie e le uscite di emergenza devono avere un’altezza minima di mt. 2,00 e larghezza minima conforme alla normativa vigente in materia antincendio».

L’art. 14, comma 6 del D.P.R. n. 547/1955 così come modificato dall’art. 33 del D.Lgs n. 626/1994, stabilisce che: «Quando un locale di lavoro le uscite di emergenza coincidono con le porte di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all’art. 13 comma 5».

Il D.M. 30 novembre 1983 (Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi) definisce uscita: «Apertura atta a consentire il deflusso delle persone verso luogo sicuro, avente altezza non inferiore a mt. 2,00».

Ciò premesso sulle dimensioni dell’altezza minima delle uscite di emergenza non esistono discordanze tra il D.Lgs 626/1994 ed il D.M. 30 novembre 1983, l’unica differenza è sulla ammissibilità delle tolleranze. Infatti il D.M. 30 novembre 1983 ammette che sull’altezza dell’uscita (mt. 2,00) possa applicarsi una tolleranza del 5%, mentre il D.Lgs 626/94, che ha recepito la direttiva 89/654/CE sui luoghi di lavoro, non consente altezze inferiori a mt. 2,00.

Poiché la suddetta direttiva è divenuta cogente dal 10 gennaio1993, si ritiene che la tolleranza del 5% possa applicarsi, dell’altezza minima di mt. 2,00, ad uscite di emergenza preesistenti al 11 gennaio 1993.

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Il quesito riguarda il problema delle altezze sugli edifici pregevoli per arte e storia, sottoposti a vincolo, che presentano molto spesso altezze delle vie d’uscita inferiori a 2,00 m.
In base a tale chiarimento sarebbe possibile approvare direttamente il progetto da parte del Comando provinciale competente per territorio, senza ricorrere alla procedura della deroga, consentendo, applicando la tolleranza del 5%, altezze delle uscite anche di 1,90 m [NdR].

 

Nota prot. n. P401/4101 sott. 106/33 del 23-04-1998

Risposta a quesiti vari.

Da quanto è stato possibile desumere dal quesito posto si ritiene che, qualora due o più attività comunicanti tra loro tramite filtro a prova di fumo, singolarmente non soggette ai controlli di prevenzione incendi, abbiano un solo titolare, devono essere considerate come un’unica attività ai fini della eventuale assoggettabilità ai controlli dei Vigili del Fuoco per il rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi.

Nel caso invece in cui le attività, pur comunicando tra loro, appartengano a titolare diversi, dovranno osservare singolarmente le norme di sicurezza vigenti ivi comprese le eventuali specifiche disposizioni di prevenzione incendi.

 

Circolare prot. n. P223/4142 sott. 1 del 01-02-1997 

Depositi commerciali di fiammiferi – Chiarimenti ed indirizzi applicativi di prevenzione incendi.

 

Nota prot. n. P961/4101 sott. 106/36 del 29-05-1996

Bozza di linee guida di prevenzione incendi per attività industriali, artigianali e simili.

In relazione al quesito … sul punto della bozza di cui all’oggetto relativo alle vie di esodo, si comunica quanto segue. Un sistema di vie di uscita è definito dal D.M. 30 novembre 1983, quale percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro. Tale definizione di sistema di vie di uscita è identica a quella di vie di emergenza, riportata all’art. 33 del decreto legislativo n. 626/94 (Sostituito dal D.Lgs. n. 81/2008 – Allegato IV – art. 1.5.1.3 [NdR]).

Per quanto attiene il termine «luogo sicuro» mentre il D.M. 30 novembre 1983 ne definisce le sue caratteristiche, l’art. 33 del decreto legislativo n. 626/94 ne stabilisce il requisito essenziale.

L’obiettivo sostanziale è di garantire che le persone presenti possano utilizzare in sicurezza un percorso senza ostacoli e chiaramente riconoscibile e raggiungere un luogo nel quale sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati da un incendio.

Una delle misure più importati finalizzate al raggiungimento di tale obiettivo è quella di limitare la lunghezza del percorso di esodo nell’area dove le persone sono direttamente esposte al rischio diretto degli effetti di un incendio. Tale lunghezza, nel caso che non sia stabilita dalla normativa vigente, si identifica nel percorso per raggiungere:

  • o l’uscita che immette direttamente su luogo sicuro;
  • o l’uscita che immette in un compartimento antincendio adiacente (*) all’area da evacuare e dotato di proprie uscite verso luogo sicuro, (p.e. scala protetta, percorso protetto o altro compartimento dotato di idonee vie di circolazione interne che adducano ad uscite su luogo sicuro);
  • o l’uscita che immetta su di una scala di sicurezza esterna.

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(*) In base a questo chiarimento fornito sulle bozze di linee guida del 1996, nelle norme specifiche ove si fa esplicito riferimento al «luogo sicuro», occorre attenersi alla definizione riportata nel D.M. 30 novembre 1983. Nelle attività non normate, qualora si ritenga di applicare il D.M. 10 marzo 1998 per analogia anche alle attività soggette a controllo VV.F., un luogo sicuro può essere considerato un compartimento antincendio adiacente rispetto ad un altro, dotato di vie d’uscita [NdR].

 

Circolare prot. n. P885/4112 sott. 53 del 20-05-1995

DPR 18/4/1994, n° 420 e DM 11/1/1995 – Disciplina delle procedure di concessione ed autorizzazione per l’installazione e l’esercizio di impianti di lavorazione o di deposito di oli minerali.

 

Circolare prot. n. 6393/4142 del 17-04-1991

Rivendita di tabacchi e generi per il fumo.

 

Circolare n. 19224/4180 del 25-09-1986

Deposito alcoli – Chiarimenti.

 

Circolare n. 14 del 28-05-1985

Normative di prevenzione incendi da applicarsi nell’ambito di comunità religiose.

 

Circolare n. 8 del 06-02-1969 

Impianti di deposito, di manipolazione e di produzione degli alcoli. Chiarimenti.

 

Circolare n. 88 del 19-07-1949 

Depositi di fiammiferi.

 

VECCHIE CIRCOLARI DI CHIARIMENTI DI PREVENZIONE INCENDI

Circolare n. 42 MI.SA. (86) 22 del 17-12-1986

Chiarimenti interpretativi di questioni e problemi di prevenzione incendi.

 

Circolare n. 36 MI.SA. del 11-12-1985 

Prevenzione incendi: chiarimenti interpretativi di vigenti disposizioni e pareri espressi dal Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi su questioni e problemi di prevenzione Incendi.

 

Circolare n. 52 MI.SA. del 20-11-1982

D.M. 16 febbraio 1982 e D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577 – Chiarimenti.

 

Circolare n. 46 MI.SA. (82) del 07-10-1982

D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577 – «Approvazione del regolamento concernente l’espletamento dei servizi di prevenzione e di vigilanza antincendi» – Indicazioni applicative delle norme.

 

Circolare n. 25 MI.SA. del 02-06-1982

D.M. 16 febbraio 1982 – Modificazioni del D.M. 27 settembre 1965, concernente la determinazione delle attività soggette alle visite di prevenzione incendi. Chiarimenti e criteri applicativi.

 

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[1] Le note ministeriali di risposta a singoli quesiti di prevenzione incendi sono di norma riferiti a casi specifici e, pur se non hanno alcuna efficacia vincolante o giuridica, possono costituire un utile riferimento nell’esame di casi analoghi. I pareri espressi ed i riferimenti presenti nel testo devono essere letti in relazione al periodo in cui sono stati emessi, tenendo conto dei vari aggiornamenti normativi succeduti nel tempo. Questo vale sia per quanto concerne le innovazioni previste dal nuovo regolamento di prevenzione incendi di cui al DPR 1° agosto 2011, n° 151 (in vigore dal 7 ottobre 2011), sia per le specifiche regole tecniche relative all’argomento che hanno aggiornato o sostituito le precedenti. I testi, i commenti, i chiarimenti e le informazioni contenute nella pubblicazione sono a cura dell’autore e non hanno carattere di ufficialità.