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Quesiti impianti sportivi

Quesiti Impianti Sportivi ( pdf): Quesiti di prevenzione incendi relativi alla sicurezza degli impianti sportivi, centri, piste di pattinaggio, bowling, palestre, scuole di danza, piscine, ecc.[1]

La raccolta completa di circolari, note di chiarimenti e quesiti di interesse generale sui vari argomenti e attività di prevenzione incendi è scaricabile alla pagina Quesiti di prevenzione incendi.

Il testo Impianti sportivi contiene la normativa di prevenzione incendi, tra cui il D.M. 18 marzo 1996 recante «Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi», coordinato con le modifiche e le integrazioni introdotte dal D.M. 6 giugno 2005 e con chiarimenti e commenti.

Con l’entrata in vigore il 7 ottobre 2011 del nuovo regolamento di prevenzione incendi di cui al D.P.R. 1° agosto 2011, n° 151, gli «impianti e centri sportivi, palestre» sono stati ricompresi al punto 65 dell’allegato I al decreto.

 

Nota DCPREV prot. n. 4958 del 04-04-2019

Art. 8 bis del D.M. 18 marzo 1996 e s.m.i. – caratteristiche aree di sicurezza.

[…] si rappresenta che, seppur le aree di sicurezza previste dall’art. 8 bis del D.M. 18 marzo 1996 e s.m.i. siano state introdotte per esigenze di ordine pubblico, dette aree devono comunque essere progettate nel rispetto delle specifiche caratteristiche previste dallo stesso decreto, in particolare per ciò che attiene l’affollamento delle aree ed il relativo sistema di esodo in emergenza.

La conformità alla normativa vigente di tali caratteristiche, evidentemente correlate ad aspetti di prevenzione incendi e sicurezza antincendio, deve pertanto emergere anche nell’ambito della documentazione progettuale e nelle asseverazioni a corredo della pratica presentata al locale Comando VV.F. ed alla competente commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.

 

Nota DCPREV prot. n. 12637 del 26-09-2017

Quesito inerente la modalità di certificazione, ai fini della reazione al fuoco, di teli appoggiati su parquet lignei di impianti sportivi adibiti occasionalmente a manifestazioni di trattenimento o pubblico spettacolo.

[…] si rappresenta che i teli appoggiati su pavimentazioni sportive, destinati alla protezione delle stesse in caso di manifestazioni occasionali di trattenimento o pubblico spettacolo in impianti sportivi, debbono essere classificati ai fini della reazione al fuoco così come già previsto dalle note dell’ex Ispettorato insediamenti civili, commerciali, artigianali e industriali prott. P384/4139 del 4/4/1998 e P1059/4109 sotto 53 del 17/10/2000. In particolare, le citate note prevedono che i teli protettivi di cui trattasi debbano avere classe di reazione al fuoco non superiore ad 1 ed essere certificati nelle reali condizioni di impiego ai fini dell’omologazione (ossia appoggiati sulla pavimentazione prevista o presente in opera).

Premesso quanto sopra, ai fini del rilascio da parte dei Laboratori della certificazione necessaria per l’emissione di atti di omologazione di reazione al fuoco ai sensi dell’art. 8 del D.M. 26/6/1984 o, nelle fattispecie previste, per l’applicazione dell’art. 10 del medesimo decreto, si ritiene che i teli protettivi, quando non provati in abbinamento con la pavimentazione su cui essi saranno appoggiati, debbano essere testati con le stesse modalità previste per i pavimenti sopraelevati (rif. risoluzione n. 20 della raccolta delle risoluzioni di reazione al fuoco). Nello specifico, pertanto, i teli andranno sottoposti alle seguenti prove sperimentali privi di supporto incombustibile:

  • UNI 8457 (1987) e UNI 8457/A1(maggio 1996), piccola fiamma su singola faccia;
  • UNI 9174 (1987) e UNI 9174/A1 (maggio 1996), pannello radiante;
  • UNI 9176 (gennaio 1998) metodo C, per la preparazione dei provini;
  • UNI 9177 (ottobre 1987), per la classificazione di reazione al fuoco.

Inoltre, dal momento che, in genere, i teli protettivi in oggetto non presentano alcuna differenziazione tra le superfici, si ritiene che trovi applicazione la chiosa della citata risoluzione n. 20 che indica nell’esecuzione della prova al pannello radiante, con esposizione nella posizione «soffitto», la corretta modalità di esecuzione del test.

Pertanto, i teli protettivi omologati in classe 1 di reazione al fuoco con l’impiego «PAVIMENTAZIONE SOPRAELEVATA», potranno essere considerati idonei all’impiego dai Comandi Provinciali VVF.

Parimenti, saranno considerati idonei all’impiego i pacchetti, costituiti da un telo protettivo appoggiato su una ben determinata pavimentazione, omologati in classe 1 di reazione al fuoco con l’impiego «PAVIMENTAZIONE» e con posa in opera «INCOLLATO SU SUPPORTO INCOMBUSTIBILE» o «AVVITATO SU SUPPORTO INCOMBUSTIBILE» o «CHIODATO SU SUPPORTO INCOMBUSTIBILE» a seconda dei casi.

 

Nota DCPREV prot. n. 7016 del 18-05-2012

Locali di custodia munizioni/armi delle Sezioni di Tiro a Segno Nazionale (TNS). Chiarimenti.

[…] il rischio associato alla presenza del locale di custodia armi e munizioni dovrà essere considerato nella documentazione da presentare a corredo della S.C.I.A. di cui al D.P.R. 151/11 per l’intero compendio «poligono TSN» quale impianto sportivo qualora la capienza superi le 100 persone ovvero la superficie lorda in pianta al chiuso superi i 200 m2 (cfr. attività 65 dell’Allegato 1 al D.P.R. 151/11).

Per tali locali – non configurabili tra le attività di cui al punto 18 dell’Allegato 1 al D.P.R. 151/11 che sono riferite ai depositi di vendita – potranno trovare applicazione, per quanto compatibili, le misure di sicurezza indicate nell’art. 16 del D.M. 18 marzo 1996 recante «Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio di impianti sportivi».

Nel ricordare che tale provvedimento costituisce la regola tecnica antincendi da applicare negli impianti sportivi nei quali si svolgono manifestazione e/o attività sportive regolate dal C.O.N.I. e dalle Federazioni Sportive Nazionali riconosciute dal C.O.N.I., si evidenzia che nel caso in cui non ricorrano le condizioni di assoggettabilità dell’intero impianto dovrà essere verificata l’assoggettabilità delle singole aree a rischio specifico sopra citate.

Quanto sopra, ferma restando la valutazione dei rischi da effettuarsi in ottemperanza alla normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e l’applicazione dei disposti di cui al T.U.L.P.S. in caso di manifestazioni configurabili come pubblico spettacolo.

 

Circolare n. 7 MI.SA. del 06-06-2007

Art. 12 D.M. 18 marzo 1996 e s.m.i. – Utilizzo impianti sportivi al chiuso per lo svolgimento di manifestazioni occasionali di pubblico spettacolo. Chiarimenti.

 

Lettera circolare prot. n. P457/4139/sott. 7 del 06-04-2007

Disposizioni relative all’introduzione negli impianti sportivi di striscioni o di altri materiali assimilabili.

 

Circolare MI.SA. n. 31 del 20-12-2005

D.M. 6 giugno 2005 «Modifiche ed integrazioni al D.M. 18 marzo 1996, recante norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi» – Chiarimenti in merito all’ambito di applicazione ed ai termini di adeguamento.

 

Nota prot. n. P770/4139 sott. 5 del 05-10-2005

Copertura pista di pattinaggio … Quesito.

[…] si ritiene ammissibile, attraverso il procedimento di deroga, l’utilizzo di teli di classe di reazione al fuoco non superiore a 2 in impianti sportivi ubicati all’aperto alle medesime condizioni e limitazioni previste dall’art. 13 del D.M. 18 marzo 1996, ove applicabili. Quanto sopra fermo restando la possibilità da parte di codesti Uffici di individuare eventuali ulteriori misure in relazione alle condizioni di rischio riscontrate.

 

Nota prot. n. P1013/4139 sott. 7 del 04-08-2005

Stadio comunale. Campo di calcio in erba sintetica. Quesito.

[…] si conferma il parere espresso da codesta Direzione Regionale VV.F.[*]

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[*]    Il quesito riguarda la compatibilità, ai fini della prevenzione incendi, del manto erboso sintetico all’interno di uno stadio calcistico. In tal caso si chiarisce che l’articolo 15 del D.P.R. 13 marzo 1996 prescrive il requisito di reazione al fuoco per la pavimentazione degli impianti sportivi solo per impianti al chiuso, nel caso in cui le zone spettatori siano estese alle zone di attività sportiva.

 

Lettera circolare prot. n. P1091/4139 sott. 7/4 del 5 agosto 2005

D.M. 6 giugno 2005. Linee guida per la redazione del progetto preliminare relativo all’adeguamento degli impianti sportivi destinati alle manifestazioni calcistiche con capienza superiore a 10.000 spettatori.

 

Circolare MI.SA. n. 18 del 27-06-2005

D.M. in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, recante modifiche ed integrazioni al decreto del Ministero dell’Interno 18 marzo 1996. Chiarimenti e primi indirizzi applicativi.

 

Nota prot. n. P205-P354/4122 sott. 32 del 18-05-2004

Edificio indipendente adibito a palestra a servizio di struttura scolastica – Caratteristiche delle strutture e dei materiali.

Quesito: È pervenuto un quesito relativo alla resistenza al fuoco e alla reazione al fuoco richiesta per i fabbricanti destinati a palestre realizzati in struttura completamente indipendente e non comunicante con la struttura destinata alle altre attività scolastiche. Si chiede il parere sulla possibilità di applicare, nel caso in esame, la specifica normativa sugli impianti sportivi, meno severa su questi aspetti, emanata successivamente alla normativa sui fabbricati scolastici. Al riguardo si ritiene che possa, nel caso in esame, applicarsi la normativa sugli impianti sportivi, più recente e specifica, non esistendo alcuna comunicazione o interferenza in termini di sicurezza antincendi con la restante parte dell’edificio scolastico.

Risposta: In relazione a quanto rappresentato in ordine alla problematica di cui all’oggetto, si comunica che lo scrivente Ufficio, su precedente analogo quesito, si è espresso favorevolmente sulla possibilità di applicare, per le strutture indipendenti adibite ad attività sportiva ancorché a servizio di istituti scolastici, le norme di sicurezza di cui al D.M. 18 marzo 1996.

 

Nota prot. n. P104/4139 sott. 4 del 03-03-2003

Piscina aperta al pubblico senza spettatori.

[…] si concorda con il parere espresso da codesti Uffici[*] nelle note riportate a margine.

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[*]    Il quesito è relativo all’assoggettabilità al controllo di prevenzione incendi (come attività n. 83 del D.M. 16 febbraio 1982) ed al controllo da parte della Commissione Provinciale di Vigilanza, di un impianto natatorio aperto al pubblico senza spazi o posti destinati a spettatori.
La Circolare del M.I. n. 559/C del 12-01-1995 ai commi 5, 6 ed 8 stabilisce che le piscine aperte al pubblico dietro pagamento di un biglietto, sono soggette al controllo da parte della competente Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo.
La natura pubblica dell’impianto sportivo lo rende soggetto ai controlli da parte della Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Inoltre, i complessi natatori aperti al pubblico e soggetti alla C.P.V.L.P.S., qualora la capienza, intesa come affollamento complessivo, superi le 100 unità, rientrano al punto 83 dell’allegato al D.M. 16 febbraio 1982.
Per quanto riguarda la normativa di riferimento, il D.M. 18 marzo 1996 è applicabile solamente se il numero di spettatori è superiore a 100 persone; pertanto, nel caso di piscine aperte al pubblico senza spettatori risulta applicabile solo l’articolo 20 del D.M. suddetto.

 

Nota prot. n. P33/4139 Sott. 5 del 17-01-2003

D.M. 18.3.96 «Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi» – indipendenza sistema vie di uscita spettatori e zona attività sportiva.

In relazione a quanto rappresentato con le note indicate a margine si conferma la necessità d’indipendenza per il sistema di vie di uscita della zona spettatori e della zona attività sportiva così come prescritto dall’art. 8 del D.M. 19.3.96[*].

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[*]    Il quesito riguarda un impianto sportivo al chiuso destinato alla pratica della scherma; in esso viene prevista la realizzazione di una via di uscita al servizio della zona di attività sportiva che, dopo un primo tratto di percorso indipendente, si congiunge su un pianerottolo di una scala esterna con una via di uscita a servizio della zona spettatori.
L’unione dei due flussi attraverso la scala suddetta raggiunge poi l’area di servizio annessa di cui all’articolo 5 del D.M. 18 marzo 1996.
Pur se l’attività Sportiva praticata nell’impianto in parola sembrerebbe escludere tali problematiche tese ad evitare la commistione spettatori – praticanti per ragioni di ordine pubblico, deve essere ugualmente rispettata l’indipendenza dei due sistemi di vie di uscita.

 

Nota prot. n. P1704/4139 sott. 5 del 24-12-2002

Varchi sulla delimitazione dell’area di servizio annessa all’impianto.

In relazione a quanto rappresentato da codesto Comando con la nota cui si risponde, si conferma la piena validità del D.M. 18 marzo 1996.

In particolare si fa presente che il decreto non fissa una distanza minima alla quale posizionare la recinzione dal filo esterno del fabbricato destinato ad impianto sportivo ma fornisce unicamente indicazioni sulla superficie dell’area di servizio annessa all’impianto che deve garantire una densità di affollamento di almeno 2 persone a m2.

Sulla base di tali premesse si concorda con le considerazioni di codesto Comando nel ritenere che la necessità di prevedere varchi di larghezza pari a quella della corrispondente uscita dall’impianto abbia rilevanza, ai fini dell’esodo, unicamente nei casi in cui la recinzione sia posta a ridosso dell’impianto stesso con la finalità precipua di non rallentare il moto degli spettatori in uscita dall’impianto.

Infatti, se l’area annessa all’impianto è in grado di contenere il massimo affollamento ipotizzabile senza pregiudizio dell’esodo in condizioni di emergenza, tale area può essere considerata a tutti gli effetti un luogo sicuro.

Conseguentemente si ritiene che la Commissione Provinciale di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, nell’ambito del proprio potere decisionale, per contemperare le problematiche complessive della sicurezza, ivi comprese quelle di ordine pubblico, possa valutare il numero dei varchi necessari facendo riferimento alla capacità di deflusso di 250 specifica per gli impianti all’aperto, nel caso in cui sia garantita una adeguata distanza tra l’uscita dall’impianto e la recinzione ed una area a servizio annessa di superficie idonea a contenere le persone presenti nell’impianto in relazione alla densità di affollamento di almeno 2 persone a m2.

 

Nota prot. n. P1421/4139 sott. 5 del 21-12-2001

Lunghezza delle vie di uscita.

Si riscontra la nota di codesto Comando precisando che, sulla base di quanto prescritto all’art. 8 del D.M. 18 marzo 1996 e delle definizioni impartite all’art. 2 dello stesso decreto, la lunghezza delle vie di uscita degli impianti sportivi al chiuso, deve essere computata a partire dall’uscita dello spazio riservato agli spettatori.

Ne consegue che le percorrenze interne allo spazio riservato agli spettatori, tra le quali sono ricompresi i cosiddetti «corselli» o percorsi di smistamento, comunque ubicati rispetto alle gradinate, non devono essere prese in considerazione ai fini di verificare la lunghezza massima ammissibile del percorso di esodo.

 

Nota prot. n. P674/4146 sott. 2/C del 3-07-2001

Attività di cui ai punti 83 … Allegato D.M. 16/2/82.

[…] In merito al punto c) si allega la nota n. P15/4139 sott. 6/II R (15) del 2 maggio 2001 con la quale questo Ufficio ha riscontrato un quesito simile posto dalla Federazione Italiana Gioco Calcio[*].

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[*]    Il quesito è formulato da un comune che risulta proprietario di un impianto sportivo (circa 4000 posti a sedere) dato in gestione e custodia ad una cooperativa con regolare contratto.
Si chiede se la squadra antincendi possa essere costituita da soci lavoratori di questa cooperativa, se il responsabile della sicurezza previsto dal D.M. 18 marzo 1996 all’articolo 19 possa essere un socio dipendente della cooperativa, in quale modo il titolare dell’attività (il comune) deve formalizzare l’incarico al personale della cooperativa che non risulta direttamente dipendente.

 

Nota prot. n. P622-638/4109 sott. 44/C.6 del 25-05-2001

Requisiti di reazione al fuoco dei tendoni utilizzati a copertura di impianti sportivi all’aperto.

[…] si ritiene ammissibile l’utilizzo di tendoni, a copertura di impianti sportivi all’aperto, realizzati con materiali di classe di reazione al fuoco non superiore a 2, in analogia a quanto previsto al punto 2.3.4 del D.M. 19 agosto 1996 per i circhi, teatri tenda e strutture similari.

 

Nota prot. n. P15/4139 Sott. 6/II R (15) del 02-05-2001

Sicurezza degli impianti sportivi

Codesta Federazione, con la nota a margine indicata, ha fatto richiesta di chiarimenti sul decreto del Ministro dell’Interno del 18 marzo 1996, recante norme di sicurezza sugli impianti sportivi ed in particolare sul disposto dell’art. 19 relativo alla gestione della sicurezza. L’elemento di maggior interesse dell’art. 19 è rappresentato dall’individuazione nel titolare dell’impianto o complesso sportivo, del responsabile del mantenimento delle condizioni di sicurezza che con locuzione ormai di uso corrente viene definito «gestore della sicurezza».

Detta figura deve costantemente verificare la sussistenza delle condizioni di sicurezza e pertanto costituisce presupposto per tale esercizio la disponibilità nel tempo dell’impianto sportivo, come peraltro precisa la norma attraverso il termine «mantenimento»: per tale ragione il titolare, o persona appositamente incaricata od un suo sostituto, deve essere presente durante l’esercizio dell’attività. Pertanto per titolare dell’impianto deve intendersi il proprietario, salvo che la gestione sia affidata ad altro soggetto in base ad un titolo giuridico di concessione d’uso.

In particolare il titolare dell’impianto deve:

  • assolvere agli adempimenti di sicurezza ed igiene sul lavoro se ha lavoratori subordinati o equiparati;
  • risarcire i danni causati a terzi frequentanti l’impianto da condizioni di pericolo degli ambienti dell’impianto ai sensi degli articoli 2043 e 2050 del Codice Civile;
  • dare attuazione agli obblighi connessi con la sicurezza degli impianti tecnici di cui alla legge 5 marzo 1990, n. 46;
  • predisporre un piano di sicurezza dell’impianto con capacità superiore a 100 persone ai sensi del citato art. 19 del D.M. 18 marzo 1996.

Il concessionario d’uso è viceversa colui che organizza l’attività sportiva sulla base di un titolo giuridico conferitogli dal titolare dell’impianto medesimo ed in tale veste:

  • assolve ad eventuali funzioni gestionali delegati dal titolare;
  • provvede agli adempimenti di sicurezza ed igiene del lavoro se ha lavoratori subordinati;
  • ha la responsabilità connessa con lo svolgimento dell’attività sportiva durante il periodo di concessione d’uso;
  • adegua il proprio piano di sicurezza tenendo presente quello elaborato dal titolare.

I suddetti chiarimenti sono stati riportati in apposita pubblicazione edita dal C.O.N.I. nel 1998 con il patrocinio dei Ministeri dell’Interno e del Lavoro.

 

Nota prot. n. P1059/4109 sott. 53 del 17-10-2000

Reazione al fuoco dei materiali protettivi di rivestimento delle pavimentazioni di impianti sportivi utilizzati per manifestazioni occasionali di pubblico spettacolo.

[…] si concorda con il parere espresso al riguardo da codesti Uffici ritenendo che il tappeto di protezione dell’area di gioco debba essere di classe di reazione al fuoco non superiore a 1 ed omologato tenendo conto delle effettive condizioni di impiego anche in relazione alle possibili fonti di innesco, così come previsto al punto 2.3.2 lettera g), del D.M. 19 agosto 1996 e al punto 15, lettera c), del D.M. 18 marzo 1996.

 

Nota prot. n. P292/4139 sott. 5 del 04-10-2000

Generatori di aria calda alimentati a gas combustibile a servizio di impianti sportivi al chiuso di capienza non superiore a 100 spettatori a privi di spettatori.

In riscontro al quesito formulato dal Comando Provinciale, si concorda con il parere espresso da codesti Uffici[*].

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[*]    Gli impianti compresi all’attività 91 del D.M. 16 febbraio 1982 devono essere separati dall’impianto sportivo con strutture REI 60; eventuali comunicazioni devono avvenire attraverso filtri a prova di fumo.
Il quesito è relativo alla corretta interpretazione dell’articolo 20 del D.M. 18 marzo 1996, in particolare per ciò che riguarda l’installazione, all’interno di un impianto sportivo con capienza non superiore a 100 spettatori, di generatori di aria calda a scambio diretto di potenza termica complessiva superiore a 116 kW (attività n. 91 del D.M. 16 febbraio 1982).

 

Nota prot. n. P975/4109 Sott. 44/C.4 del 21-09-2000

Palestre per l’esercizio di attività sportiva, di trattamenti fisici ai fini estetici e simili – Assoggettabilità ai fini della prevenzione incendi.

[…] questo Ufficio concorda con il parere e le considerazioni espressi al riguardo da codesto Ispettorato con la nota che si riscontra, trovandoli in sintonia con quanto recentemente precisato dallo scrivente a seguito di analogo quesito posto da altro Comando. In tale nota, questo Ufficio ha infatti precisato che le palestre per l’esercizio di attività sportiva, di trattamenti fisici ai fini estetici e simili – indipendentemente della loro assoggettabilità o meno al parere della Commissione Provinciale Vigilanza Locali di Pubblico Spettacolo – costituiscono locali di trattenimento in genere e, pertanto, sono da ricomprendere al punto 83 dell’elenco allegato al D.M. 16 febbraio 1982 qualora la loro capienza sia superiore alle 100 persone[*].

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[*]    Le palestre sportive (fitness, body bulding, aerobica, ecc.) e le scuole di danza, pur se non sono considerabili locali di pubblico spettacolo e quindi non sono soggette ai controlli delle Commissioni di Vigilanza, (non possono essere ricondotte nell’ambito applicativo degli artt. 68 e 80 T.U.L.P.S.), costituiscono tuttavia locali di trattenimento in genere e, pertanto, sono da ricomprendere al punto 83 del D.M. 16 febbraio 1982 qualora la loro capienza sia superiore alle 100 persone.

 

Nota prot. n. P790/4109 sott. 44 del 04-08-2000

D.M. 18/3/96 art. 20 – uso di locali con copertura a tenda per impianti sportivi privi di spettatori.

[…] si ritiene ammissibile l’utilizzo di locali con copertura a tenda per gli impianti indicati in oggetto a condizione che i tendoni siano realizzati con materiali aventi classe di reazione al fuoco non superiore a 2 e che siano osservate le disposizioni di cui all’art. 20 del D.M. 18 marzo 1996.

 

Nota prot. n. P387/4109 sott. 37 del 18-05-2000

Attività ricomprese al punto 83 del D.M. 16 febbraio 1982.

Le palestre per l’esercizio di attività sportiva, di trattamenti a fini estetici e simili, come peraltro chiarito dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza con la nota del 13 novembre 1990, costituiscono locali di trattenimento in genere e pertanto sono ricomprese al punto 83 del D.M. 16.2.1982 qualora la loro capienza superi le 100 persone.

 

Nota prot. n. P908/4109 sott. 44/c del 11-08-1999

Locali adibiti a «bowling»

Codesta Società ha chiesto di conoscere quale normativa di sicurezza sia applicabile ai locali di cui all’oggetto e se gli stessi si configurano come attività n. 83 del D.M. 16 febbraio 1982, qualora il numero di persone presenti superi le 100.

I «bowling» sono soggetti alle disposizioni del D.M. 18 marzo 1996 (Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi – S.O.G.U. n. 85 dell’11 aprile 1996), in quanto in essi si svolgono manifestazioni e/o attività sportive regolate dal C.O.N.I. e dalle Federazioni sportive nazionali riconosciute dal C.O.N.I., riportate nell’allegato al decreto medesimo.

Gli articoli 4 e 20 del decreto citato, consentono che i locali di che trattasi possano essere ubicati nel volume di edifici ove si svolgono attività commerciali (attività 87 del D.M. 16 febbraio 1982), sotto l’osservanza di specifiche disposizioni sulla resistenza al fuoco delle separazioni e sulle eventuali comunicazioni.

Da ultimo si precisa che i «bowling» con numero di presenze superiore a 100, rientrano nell’attività 83 del D.M. 16 febbraio 1982, e come tali sono soggetti all’obbligo di acquisire il Certificato di Prevenzione Incendi dal locale Comando Provinciale Vigili del Fuoco secondo le procedure di cui al D.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37.

 

Circolare n. 559/C 12093.13500.C del 01-06-1999

Palestre sportive. Scuole di danza moderna e piscine realizzate e/o gestite da privati.

 

Nota prot. n. P847/4139 sott. 5 del 19-05-1998

Capienza massima del parterre di impianti sportivi utilizzanti posti a sedere non fissati al suolo.

[…] si precisa che l’ultimo capoverso della circolare n. 9 del 18 giugno 1997, con cui sono stati forniti chiarimenti in merito all’utilizzo di impianti sportivi per manifestazioni occasionali a carattere non sportivo, chiarisce che la capienza di pubblico nell’area di attività sportiva deve essere determinata sulla base della larghezza delle vie di esodo a servizio della stessa e della capacità di deflusso (50 per impianti al chiuso).

Non si ritiene pertanto applicabile al caso in oggetto la limitazione di 500 posti a sedere prevista al punto 3.2 del D.M. 19 agosto 1996 per i locali di pubblico spettacolo.

 

Nota prot. n. P10/4139 sott. 5 del 13-03-1997

Impianti sportivi con capienza inferiore a 100 spettatori.

Con l’emanazione del Decreto Ministeriale 18 marzo 1996, si è inteso aggiornare la previgente normativa di sicurezza degli impianti sportivi, apportandovi le necessarie modifiche ed integrazioni, specificatamente in ordine alla sicurezza degli spettatori durante lo svolgimento di manifestazioni sportive. Con il citato decreto non sono state ovviamente in alcun modo variate le competenze e le attribuzioni delle Commissioni di Vigilanza di cui all’art. 141 del regolamento del T.U.L.P.S. Pertanto, salvo diverso avviso da parte dei competenti Uffici del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, si ritiene che, anche per gli impianti sportivi aventi capienza inferiore a 100 spettatori, chi di dovere è tenuto ad acquisire il parere delle Commissioni Provinciali di Vigilanza secondo le previsioni dell’art. 80 del T.U.L.P.S.

 

Lettera circolare n. 559/C del 12-01-1995

Piscine annesse a complessi ricettivi – Assoggettabilità al collaudo della Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo ex art. 80 T.U.L.P.S.

 

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[1]    Le note ministeriali di risposta a singoli quesiti di prevenzione incendi sono di norma riferiti a casi specifici e, pur se non hanno alcuna efficacia vincolante o giuridica, possono costituire un utile riferimento nell’esame di casi analoghi. I pareri espressi ed i riferimenti presenti nel testo devono essere letti in relazione al periodo in cui sono stati emessi, tenendo conto dei vari aggiornamenti normativi succeduti nel tempo. Questo vale sia per quanto concerne le innovazioni previste dal nuovo regolamento di prevenzione incendi di cui al D.P.R. 1° agosto 2011, n° 151 (in vigore dal 7 ottobre 2011), sia per le specifiche regole tecniche relative all’argomento che hanno aggiornato o sostituito le precedenti. I testi, i commenti, i chiarimenti e le informazioni contenute nella pubblicazione sono a cura dell’autore e non hanno carattere di ufficialità.