Menu Chiudi

Termini e definizioni

In questa pagina sono elencati i termini e le definizioni di prevenzione incendi contenute nell’allegato 1 al D.M. 3 agosto 2015 e s.m.i. (Codice di prevenzione incendi), unitamente ad alcune tratte dal D.M. 30 novembre 1983 (indicato tra parentesi) ove non presenti o differenti rispetto a quella fornita dal Codice.

Il Codice fornisce al capitolo G.1 «Termini, definizioni e simboli grafici» varie definizioni generali relative ad espressioni specifiche della prevenzione incendi ai fini di una uniforme applicazione. Nelle singole RTV sono di norma aggiunte altre particolari definizioni al fine di precisare ulteriori elementi o dati specifici. Il Codice fa presente che per le definizioni non ricomprese si può fare riferimento in generale alle norme UNI, EN, ISO di riferimento e alla norma UNI EN ISO 13943:2017[1], che ha recepito, in lingua italiana, la norma europea EN ISO 13943:2017 assumendo così lo status di norma nazionale italiana.

Per quanto concerne la progettazione antincendio utilizzando una regola tecnica di tipo «tradizionale» come, ad esempio, il D.M. 16 maggio 1987 n. 246 (edifici di civile abitazione), il D.M. 8 novembre 2019 (impianti termici a gas), il D.M. 22 febbraio 2006 (uffici), il D.M. 27 luglio 2010 (attività commerciali), il D.M. 9 aprile 1994 (alberghi), D.M. 18 settembre 2002, ecc., si deve fare riferimento ai termini e definizioni riportati nel D.M. 30 novembre 1983. Non è possibile utilizzare le indicazioni contenute nel Capitolo G.1 del Codice di prevenzione incendi relativamente a termini che possono essere definiti in modo differente.

A prova di fumo

(o di tipo a prova di fumo) Locuzione che indica la capacità di un compartimento di limitare l’ingresso di fumo generato da incendio che si sviluppi in compartimenti comunicanti (es. scala a prova di fumo, vano a prova di fumo, percorso a prova di fumo, ecc.).         

Affollamento

Numero massimo ipotizzabile di occupanti.

Alimentazione di emergenza

Alimentazione di sicurezza o di riserva.

Alimentazione di riserva

sistema elettrico inteso a garantire l’alimentazione di apparecchi utilizzatori o di parti di impianto per motivi diversi dalla sicurezza delle persone.

Alimentazione di sicurezza

Sistema elettrico inteso a garantire l’alimentazione di apparecchi utilizzatori o parti dell’impianto elettrico necessari per la sicurezza delle persone.[2]

Altezza ai fini antincendi degli edifici civili

(D.M. 30/11/1983) Altezza massima misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta dell’ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso.

Altezza antincendio

Massima quota dei piani dell’attività. Sono esclusi i piani con presenza occasionale e di breve durata di personale addetto (es. vani tecnici).

Altezza dei piani

(D.M. 30/11/1983) Altezza massima tra pavimento e intradosso del soffitto.

Altezza media

Media pesata delle altezze hi di un locale con la proiezione in pianta della porzione di superficie Ai della superficie di altezza hi. hm = ∑i hi Ai / ∑i Ai.

Ambito

Porzione delimitata dell’attività avente la caratteristica o la qualità descritta nella specifica misura[3].

Apparecchio di erogazione

(della rete di idranti o erogatore) Dispositivo antincendio, permanentemente collegato ad un sistema di tubazioni fisse, utilizzato per l’erogazione idrica, quali idrante a colonna soprassuolo, idrante sottosuolo, idrante a muro e naspo.

Area a rischio specifico

Ambito dell’attività caratterizzato da rischio di incendio sostanzialmente differente rispetto a quello tipico dell’attività.[4]

Area di influenza

(di un elemento) Area i cui confini sono ottenuti dalla traslazione (offset) su un piano di riferimento dei confini dell’elemento ad una distanza detta raggio di influenza Roffset.

Ascensore antincendio

Ascensore installato principalmente per uso degli occupanti, munito di ulteriori protezioni, comandi e segnalazioni che lo rendono in grado di essere impiegato, sotto il controllo delle squadre di soccorso, anche in caso di incendio[5].

Ascensore di soccorso

Ascensore utilizzabile in caso di incendio, installato esclusivamente per il trasporto delle attrezzature di servizio antincendio e, eventualmente, per l’evacuazione di emergenza degli occupanti.

Atmosfera esplosiva

Una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o di polveri in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta.

Atrio protetto

Compartimento protetto dall’incendio che fornisce un accesso protetto dall’area di utilizzo dell’edificio verso gli ascensori antincendio.

Attacco di mandata per au­topompa

Dispositivo costituito almeno da una valvola di intercettazione ed una di non ritorno, dotato di uno o più attacchi unificati per tubazioni flessibili antincendio. Svolge la funzione di alimentazione idrica sussidiaria dell’impianto.

Attività

Complesso delle azioni organizzate svolte in un luogo delimitato, che può presentare pericolo d’incendio o esplosione.

Attività all’aperto

Attività o porzione d’attività, comprensiva delle sue vie d’esodo, svolta in area delimitata e prevalentemente in spazio a cielo libero, che consente a fumo e calore dell’incendio di disperdersi direttamente in atmosfera.[6]

Attività con valutazione del progetto

Attività soggetta il cui progetto antincendio è valutato, anche in deroga, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.[7]

Attività esistente

Attività in esercizio alla data di entrata in vigore della regola tecnica di riferimento.

Attività senza valutazione del progetto

Attività soggetta il cui progetto antincendio non è valutato, neanche in deroga, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.[8]

Attività soggetta

Attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi di competenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco[9].

Beni economici

(o beni) Mezzi materiali o immateriali in grado di soddisfare i bisogni dell’uomo e dotati di un prezzo positivo.

Campo di applicazione di­retta del risultato di prova

Ambito, previsto dallo specifico metodo di prova e riportato nel rapporto di classificazione, delle limitazioni d’uso e delle possibili modifiche apportabili al campione che ha superato la prova, tali da non richiedere ulteriori valutazioni, calcoli o approvazioni per l’attribuzione del risultato conseguito.

Campo di applicazione estesa del risultato di prova

Ambito, non compreso tra quelli previsti nel campo di applicazione diretta del risultato di prova, definito da specifiche norme di estensione.

Capacità di compartimenta­zione

(in caso d’incendio) Attitudine di un elemento costruttivo a conservare, sotto l’azione del fuoco, un sufficiente isolamento termico ed una sufficiente tenuta ai fumi e ai gas caldi della combustione, nonché tutte le altre prestazioni se richieste[10].

Capacità di deflusso o di sfollamento

(D.M. 30/11/1983) Numero massimo di persone che, in un sistema di vie d’uscita, si assume possano defluire attraverso una uscita di «modulo uno». Tale dato, stabilito dalla norma, tiene conto del tempo[11] occorrente per lo sfollamento ordinato di un compartimento.

Capacità estinguente

(di un estintore) Sigla alfanumerica indicante la capacità di un estintore di spegnere fuochi standard in condizioni stabilite dalla norma di prova, caratterizzandone la prestazione antincendio convenzionale dello stesso.

Capacità portante

(in caso di incendio) Attitudine della struttura, di una parte della struttura o di un elemento strutturale, a conservare una sufficiente resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco, tenendo conto delle altre azioni agenti.

Caratteristiche essenziali

Le caratteristiche del prodotto da costruzione che si riferiscono ai requisiti di base delle opere da costruzione come definiti nel CPR.

Carico d’incendio

(q) [MJ] Potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali[12]. Convenzionalmente 1 MJ è assunto pari all’energia sviluppata da 0,057 kg di legna equivalente.

Carico d’incendio specifico

(qf) [MJ/m2] Carico di incendio riferito all’unità di superficie lorda di piano.

Carico d’incendio specifico di progetto

(qfd) [MJ/m2] Carico d’incendio specifico corretto in base ai parametri indicatori del rischio di incendio del compartimento antincendio e dei fattori relativi alle misure antincendio presenti[13].

Classe di reazione al fuoco

Grado di partecipazione di un materiale (o di un prodotto) al fuoco al quale è stato sottoposto[14].

Classe di resistenza al fuoco

Intervallo di tempo espresso in minuti, definito in base al carico di incendio specifico di progetto, durante il quale il compartimento antincendio garantisce la resistenza al fuoco. È riferita ad una curva di incendio nominale.

Colonna a secco

Installazione di lotta contro l’incendio ad uso dei Vigili del fuoco, realizzata con una tubazione rigida metallica, che percorre verticalmente le opere da costruzione, di norma all’interno di ciascuna via d’esodo verticale.

Compartimento antincendio

(o compartimento) Parte dell’opera da costruzione organizzata per rispondere alle esigenze della sicurezza in caso di incendio e delimitata da prodotti o elementi costruttivi idonei a garantire, sotto l’azione del fuoco e per un dato intervallo di tempo, la resistenza al fuoco[15].

Compartimento o piano fuori terra

Compartimento o piano avente quota non negativa.

Compartimento o piano in­terrato

Compartimento o piano avente quota negativa.

Componente isolante

Nei materiali isolanti è l’elemento, o l’insieme di elementi, che hanno come funzione specifica quella di isolare.

Comportamento al fuoco

(D.M. 30/11/1983) Insieme di trasformazioni fisiche e chimiche di un materiale o di un elemento da costruzione sottoposto all’azione del fuoco. Il comportamento al fuoco comprende la resistenza al fuoco delle strutture e la reazione al fuoco dei materiali.

Condizione d’uso finale

(End-use condition) Applicazione o messa in opera effettiva di un prodotto o materiale, in relazione a tutti gli aspetti che influenzano il comportamento di tale prodotto in diverse condizioni di incendio[16].

Corridoio cieco

(o percorso unidirezionale) Porzione di via d’esodo da cui è possibile l’esodo in un’unica direzione.

Densità di affollamento

[persone/m2] Numero massimo di occupanti assunto per unità di superficie lorda dell’ambito di riferimento.

Dimensione tipica dell’im­pianto

Per la rete idranti si applica quanto riportato dalla norma adottata dall’Ente di normazione nazionale; per gli impianti di rivelazione ed allarme incendio s’intende il numero di rivelatori automatici o di punti di segnalazione manuale; per gli impianti di estinzione o controllo si intende il numero di erogatori; per gli impianti di estinzione di tipo speciale (es. estinguenti gassosi, schiuma, polvere, ecc.) si intende la quantità di agente estinguente; per gli impianti di controllo del fumo e del calore si intende la superficie utile totale di evacuazione per i sistemi di evacuazione naturale e la portata volumetrica aspirata per i sistemi di evacuazione forzata.

Distanza di protezione

Distanza minima misurata in pianta tra il perimetro di ciascun elemento pericoloso di un’attività ed il confine dell’area su cui sorge l’attività stessa.

Distanza di separazione

Distanza di sicurezza interna, esterna o di protezione, a seconda dei casi.

Distanza di sicurezza esterna

Distanza minima misurata in pianta tra il perimetro di ciascun elemento pericoloso di un’attività ed i seguenti elementi esterni al confine dell’attività e da preservare

i confini di aree edificabili; il perimetro del più vicino fabbricato; il perimetro di altre opere pubbliche o private.

Distanza di sicurezza interna

Distanza minima misurata in pianta tra i perimetri dei vari elementi pericolosi di un’attività.

Elementi non portanti di opere da costruzione

Elementi strutturali che, nella combinazione di carico eccezionale per le verifiche strutturali antincendio, così come da NTC, sono sottoposti al solo peso proprio ed all’ azione termica dovuta all’ esposizione al fuoco. Fanno eccezione quegli elementi che concorrono alla definizione del metodo di analisi strutturale (es. controventi verticali nei telai a nodi fissi).

Elementi strutturali principali

Elementi strutturali il cui cedimento per effetto dell’incendio comprometta almeno una delle seguenti capacità: capacità portante degli altri elementi strutturali della costruzione in condizioni di incendio; efficacia di elementi costruttivi di compartimentazione; funzionamento dei sistemi di protezione attiva; esodo in sicurezza degli occupanti; sicurezza dei soccorritori.

Elementi strutturali secon­dari

Tutti gli elementi strutturali non principali.

Elemento chiave

Elemento dalla cui stabilità dipende la stabilità del rimanente aggregato strutturale. Il collasso di un elemento chiave determina un danneggiamento strutturale ritenuto sproporzionato.

Elemento costruttivo

Parte o elemento di opere da costruzione, composto da uno o più prodotti da costruzione.

Esodo orizzontale progres­sivo

Modalità di esodo che prevede lo spostamento degli occupanti dal compartimento di primo innesco in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l’incendio non sia estinto o fino a che non si proceda ad una successiva evacuazione fino a luogo sicuro.

Esodo per fasi

Modalità di esodo di una struttura organizzata con più compartimenti, in cui l’evacuazione degli occupanti fino a luogo sicuro avviene in successione dopo l’evacuazione del compartimento di primo innesco. Si attua con l’ausilio di misure antincendio di protezione attiva, passiva e gestionali.

Esodo simultaneo

Modalità di esodo che prevede lo spostamento contemporaneo degli occupanti fino a luogo sicuro[17].

Esplosione

Reazione rapida di ossidazione o di decomposizione che produce un aumento della temperatura, della pressione o di entrambe simultaneamente.

Esterno

(o di tipo esterno) Qualificazione di una porzione dell’attività esterna all’opera da costruzione, con caratteristiche tali da contrastare temporaneamente la propagazione dell’incendio proveniente dall’opera da costruzione (es. scala esterna, percorso esterno, ecc.).

Estintore

(d’incendio) Apparecchio contenente un agente estinguente che può essere espulso per effetto della pressione interna e diretto su un incendio.

Fascicolo tecnico

(per la resistenza al fuoco) Documento predisposto dal produttore in caso di variazioni del prodotto o dell’elemento costruttivo classificato, non previste dal campo di diretta applicazione del risultato di prova.

Filtro

Compartimento antincendio nel quale la probabilità di avvio e sviluppo dell’incendio sia resa trascurabile[18].

Filtro a prova di fumo

(D.M. 30/11/1983) Vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata, e comunque non inferiore a 60, dotato di due o più porte munite di congegni di autochiusura con resistenza al fuoco REI predeterminata, e comunque non inferiore a 60, con camino di ventilazione di sezione adeguata e comunque non inferiore a 0,10 mq sfociante al di sopra della copertura dell’edificio, oppure vano con le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco e mantenuto in sovrappressione ad almeno 0,3 mbar, anche in condizioni di emergenza, oppure aerato direttamente verso l’esterno con aperture libere di superficie non inferiore a 1 mq con esclusione di condotti.

Funzionamento normale

Stato in cui si trovano apparecchi, sistemi di protezione e componenti che svolgono la loro funzione prevista all’interno dei rispettivi parametri di progettazione.[19]

Gestione della folla

(crowd management) Disciplina che tratta la pianificazione sistematica e la supervisione dell’assembramento e del movimento ordinato della folla.

Gestione della sicurezza an­tincendio

(GSA) Misura finalizzata alla gestione di un’attività in condizioni di sicurezza, sia in fase di esercizio che in fase di emergenza, attraverso l’adozione di una organizzazione che prevede ruoli, compiti, responsabilità e procedure.

Giudizio esperto

Analisi fondata sui principi generali di prevenzione incendi e sul bagaglio di conoscenze del progettista esperto del settore della sicurezza antincendio.

Impianto di inibizione, con­trollo o estinzione dell’incendio

(automatico o manuale) Impianto antincendio in grado di erogare l’agente estinguente secondo appropriate configurazioni o di inibire l’incendio.

Impianto di rivelazione in­cendio e segnalazione al­larme incendio

(IRAI) Impianto in grado di rivelare un incendio quanto prima possibile e di segnalare l’allarme al fine di attivare le misure antincendio tecniche (impianti automatici di controllo o estinzione dell’incendio, compartimentazione, evacuazione dei fumi e del calore, …) e procedurali (piano e procedure di emergenza e di esodo, […]) progettate e programmate in relazione all’incendio rivelato ed all’area ove tale principio di incendio si è sviluppato rispetto all’intera attività sorvegliata. Tale impianto può comprendere i sistemi di diffusione vocale degli allarmi in emergenza.

Impianto o sistema di prote­zione attiva contro l’incendio

Impianto di rivelazione e segnalazione allarme incendio, impianto di inibizione, controllo o estinzione dell’incendio di tipo automatico o manuale ed impianto di controllo del fumo e del calore.

Incendio convenzionale di progetto

Incendio definito attraverso una curva di incendio che rappresenta l’andamento, in funzione del tempo, della temperatura media dei gas di combustione nell’intorno della superficie degli elementi costruttivi[20].

Incendio localizzato

Focolaio d’incendio che interessa una zona limitata del compartimento antincendio, con sviluppo di calore concentrato in prossimità degli elementi costruttivi posti superiormente al focolaio o immediatamente adiacenti.

Ingegneria della sicurezza antincendio

(metodo prestazionale, fire safety engineering, FSE) Applicazione di principi ingegneristici, di regole e di giudizi esperti basati sulla valutazione scientifica del fenomeno della combustione, degli effetti dell’incendio e del comportamento umano, finalizzati alla tutela della vita umana, alla protezione dei beni e dell’ambiente, alla quantificazione dei rischi di incendio e dei relativi effetti ed alla valutazione analitica delle misure antincendio ottimali, necessarie a limitare entro livelli prestabiliti le conseguenze dell’incendio.

Intercapedine antincendio

Vano di distacco, adeguatamente dimensionato per l’aerazione, la ventilazione o lo smaltimento dei prodotti della combustione, superiormente delimitato da spazio scoperto e longitudinalmente delimitato da muri perimetrali (con o senza aperture) appartenenti all’opera da costruzione servita e da terrapieno o da muri di altra opera da costruzione, aventi pari resistenza al fuoco.

Intercapedine antincendi [21]

(D.M. 30/11/1983) Vano di distacco con funzione di aerazione e/o scarico di prodotti della combustione di larghezza trasversale non inferiore a 0,60 m; con funzione di passaggio di persone di larghezza trasversale non inferiore a 0,90 m. Longitudinalmente è delimitata dai muri perimetrali (con o senza aperture) appartenenti al fabbricato servito e da terrapieno e/o da muri di altro fabbricato, aventi pari resistenza al fuoco. Ai soli scopi di aerazione e scarico dei prodotti della combustione è inferiormente delimitata da un piano ubicato a quota non inferiore ad 1 m dall’intradosso del solaio del locale stesso. Per la funzione di passaggio di persone, la profondità dell’intercapedine deve essere tale da assicurare il passaggio nei locali serviti attraverso varchi aventi altezza libera di almeno 2 m. Superiormente è delimitata da «spazio scoperto».

Kit

Un prodotto da costruzione immesso sul mercato da un singolo fabbricante come insieme di almeno due componenti distinti che devono essere assemblati per essere installati nelle opere da costruzione.

Laboratorio di prova

Il laboratorio, notificato alla Commissione UE, che effettua prove su prodotti aventi specifici requisiti, ai fini dell’apposizione della marcatura CE, in riferimento al CPR; i laboratori della DCPST e i laboratori italiani autorizzati ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 26 marzo 1985; i laboratori di uno degli altri Stati della Unione europea o di uno degli Stati contraenti l’accordo SEE e la Turchia, cui viene riconosciuta l’indipendenza e la competenza previsti dalla norma EN ISO CEI 17025 o da equivalenti garanzie riconosciute in uno degli Stati stessi.

Larghezza unitaria

(delle vie d’esodo) [mm/persona][22] Indice quantitativo della potenzialità di una via d’esodo in relazione al profilo di rischio Rvita dell’attività.

Limite di concentrazione di ossi­geno

(LOC), anche denominato Minima Concentrazione di Ossigeno (MOC, Minimum Oxygen Concentration) Concentrazione limite di ossigeno in una atmosfera esplosiva al di sotto della quale non ha luogo la combustione, indipendentemente dalla concentrazione della sostanza combustibile.

Livello di prestazione

(performance requirement) Specificazione oggettiva della prestazione richiesta all’attività per realizzare la misura antincendio.

Lunghezza d’esodo

Distanza che ciascun occupante deve percorrere lungo una via d’esodo dal punto in cui si trova fino a raggiungere un luogo sicuro temporaneo oppure un luogo sicuro. La lunghezza d’esodo è valutata con il metodo del filo teso senza tenere conto degli arredi mobili.

Lunghezza di corridoio cieco

Distanza che ciascun occupante deve percorrere lungo una via d’esodo dal punto in cui si trova fino a raggiungere un punto in cui diventa possibile l’esodo in più di una direzione, oppure un luogo sicuro[23].

Luogo sicuro (D.M. 30/11/1983)

Spazio scoperto ovvero compartimento antincendio, separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto o filtri a prova di fumo, avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro statico), ovvero a consentirne il movimento ordinato (luogo sicuro dinamico).[24]

Luogo sicuro

Luogo in cui è permanentemente trascurabile il rischio d’incendio per gli occupanti che vi stazionano o vi transitano; tale rischio è riferito ad un incendio nell’attività.

Luogo sicuro temporaneo

Luogo in cui è temporaneamente trascurabile il rischio d’incendio per gli occupanti che vi stazionano o vi transitano durante l’esodo; tale rischio è riferito ad un incendio in ambiti dell’attività specificati, diversi dal luogo considerato.

Malfunzionamento

Stato in cui apparecchi, sistemi di protezione o componenti non svolgono la funzione prevista[25].

Malfunzionamento previsto

Malfunzionamento (es. disturbi o guasti) di apparecchi, sistemi di protezione o componenti, che è noto si verifichi durante il normale utilizzo.

Malfunzionamento raro

Tipo di malfunzionamento che è noto possa accadere, ma solo in rari casi[26].

Manuale d’uso e manuten­zione dell’impianto

Documentazione, redatta in lingua italiana, che comprende le istruzioni necessarie per la corretta gestione dell’impianto di protezione attiva contro l’incendio e per il mantenimento in efficienza dei suoi componenti[27].

Materiale

Il componente o i componenti variamente associati che possono partecipare alla combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera/applicazione per l’utilizzo finale.

Materiale incombustibile

Materiale che non partecipa o contribuisce in maniera non significativa all’incendio, indipendentemente dalle sue condizioni di utilizzo finale.

Materiale isolante

Manufatto commercializzato come tale, individuabile tramite la sua denominazione commerciale.

Misura antincendio

Categoria omogenea di strumenti di prevenzione, protezione e gestionali per la riduzione del rischio di incendio (ad esempio: resistenza al fuoco, reazione al fuoco, compartimentazione, esodo, ecc.).

Modifica sostanziale dell’im­pianto

Trasformazione della tipologia originale dell’impianto di protezione attiva contro l’incendio o ampliamento della sua dimensione tipica oltre il 50% dell’originale, ove non diversamente definito da specifica regolamentazione o norma.

Modulo di uscita

(D.M. 30/11/1983) Unità di misura della larghezza delle uscite. Il «modulo uno», che si assume uguale a 0.60 metri, esprime la larghezza media occupata da una persona.

Norma

(o norma tecnica) Specifica tecnica adottata da un organismo di normazione riconosciuto, per applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi, e che appartenga a una delle seguenti categorie: norma internazionale, norma europea, norma armonizzata, norma nazionale.

Norma armonizzata

Norma europea adottata sulla base di una richiesta della Commissione ai fini dell’applicazione della legislazione dell’Unione sull’armonizzazione[28].

Norma europea

Norma adottata da un’organizzazione europea di normazione[29].

Norma internazionale

Norma adottata da un organismo di normazione internazionale[30].

Norma nazionale

Norma adottata da un organismo di normazione nazionale[31].

Norma riconosciuta a livello internazionale

Norma adottata da un organismo riconosciuto a livello internazionale[32].

Occupante

Persona presente a qualsiasi titolo all’interno dell’attività, considerata anche alla luce della sua modalità di interazione con l’ambiente in condizioni di disabilità fisiche, mentali o sensoriali.

Opere da costruzione

Edifici, opere di ingegneria civile ed industriale.

Percorso d’accesso ai piani per soccorritori

Percorso che conduce dal piano d’accesso per soccorritori fino ad uno o più ingressi di ciascun piano delle opere da costruzione dell’attività. Gli ingressi selezionati devono consentire ai soccorritori di raggiungere tutti i locali dell’attività.

Percorso d’esodo

Parte di via d’esodo che conduce dall’uscita dei locali dedicati all’attività fino all’uscita finale[33].

Piano

Superficie calpestabile.

Piano d’accesso per soccorri­tori

Piano del luogo esterno da cui i soccorritori accedono all’opera da costruzione. La determinazione dei piani d’accesso per soccorritori è riportata nel progetto.

Piano di riferimento del com­partimento

Piano del luogo esterno verso cui avviene prevalentemente l’esodo degli occupanti del compartimento e da cui accedono i soccorritori. Se non è presente piano con tali caratteristiche, si considera il piano di accesso dei soccorritori con le migliori caratteristiche di operatività antincendio[34].

Prestazione di un prodotto da costruzione

La prestazione in relazione alle caratteristiche essenziali pertinenti, espressa in termini di livello, classe o mediante descrizione.

Prevenzione incendi

Funzione preminente di interesse pubblico diretta a conseguire, secondo criteri uniformi sul territorio italiano, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente attraverso la promozione, lo studio, la predisposizione e la sperimentazione di norme, misure, provvedimenti, accorgimenti e modi di azione intesi ad evitare l’insorgenza di un incendio e degli eventi ad esso comunque connessi o a limitarne le conseguenze.

Prodotto da costruzione

Qualsiasi prodotto o kit fabbricato e immesso sul mercato per essere incorporato permanentemente in opere da costruzione o in parti di esse e la cui prestazione incide sulla prestazione delle opere da costruzione rispetto ai requisiti di base delle opere stesse.

Prodotto della normazione europea

Qualsiasi altra specifica tecnica, diversa dalle norme europee, adottata da un’organizzazione europea di normazione per applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi[35].

Prodotto per uso antincendio

Materiale, componente, dispositivo, apparecchio, elemento per il quale, in relazione alla valutazione del rischio connesso al suo impiego, è prevista una caratterizzazione delle prestazioni antincendio.

Professionista antincendio

Tecnico abilitato iscritto negli appositi elenchi del Ministero dell’interno di cui all’art.16 del D.Lgs 8 marzo 2006, n. 139.

Profilo di rischio

Indicatore speditivo della gravità di rischio di incendio associata all’esercizio ordinario di una qualsiasi attività.

Profilo di rischio di riferi­mento

Il più gravoso profilo di rischio dei compartimenti serviti ai fini della misura antincendio considerata.

Progettista

Tecnico abilitato o professionista antincendio, incaricato dal responsabile dell’attività della progettazione, ai fini antincendio, dell’attività stessa o di specifici ambiti di essa, nel rispetto delle competenze attribuite dalle disposizioni regolamentari.

Progetto dell’impianto

Insieme dei documenti indicati dalla norma assunta a riferimento per la progettazione di un nuovo impianto di protezione attiva contro l’incendio o di modifica sostanziale di un impianto esistente[36].

Progetto di norma

Documento contenente il testo delle specifiche tecniche relative a una determinata materia, predisposto ai fini dell’adozione secondo la procedura di normazione pertinente, quale risulta dai lavori preparatori e qual è distribuito ai fini di inchiesta pubblica o commento.

Protetto

(o di tipo protetto) Qualificazione di un volume dell’attività costituente compartimento antincendio (es. scala protetta, locale protetto, vano protetto, percorso protetto, ecc.. Se non riferito ad un volume dell’attività, il termine assume altri significati, ad esempio soccorritore protetto, materiale protetto, elemento portante protetto, apertura protetta da ostruzione, posizione protetta, ecc.).

Protezione attiva

Insieme delle misure antincendio atte a ridurre le conseguenze di un incendio, che richiedono l’azione dell’uomo o l’attivazione di un impianto.

Protezione passiva

Insieme delle misure antincendio atte a ridurre le conseguenze di un incendio, non incluse nella definizione di protezione attiva e non di carattere gestionale.

Protezione sul posto

Modalità di esodo che prevede la protezione degli occupanti nell’ambito in cui si trovano.

Quota del compartimento

Dislivello tra il piano del compartimento ed il relativo piano di riferimento. In caso di compartimento multipiano si assume il dislivello che determina le soluzioni più gravose (es. per il piano più elevato di compartimento fuori terra, per il piano più profondo di compartimento interrato).

Quota di piano

Dislivello tra il piano ed il relativo piano di riferimento del compartimento cui appartiene.

Raggio di influenza

(roffset) Distanza di traslazione (offset) utilizzata per determinare l’«area di influenza» di un elemento.

Rampa d’esodo

Rampa, anche carrabile, appartenente al sistema d’esodo.

Reazione al fuoco

La reazione al fuoco è una delle misure antincendio di protezione da perseguire per garantire un adeguato livello di sicurezza in condizione di incendio ed in particolare nella fase di prima propagazione dell’incendio (pre-flashover). Essa esprime il comportamento di un materiale che, con la sua decomposizione, partecipa al fuoco al quale è stato sottoposto in specifiche condizioni.

Regola dell’arte

Stadio dello sviluppo raggiunto in un determinato momento storico dalle capacità tecniche relative a prodotti, processi o servizi, basato su comprovati risultati scientifici, tecnologici o sperimentali[37].

Regola tecnica

(di preven­zione incendi) Disposizione regolamentare cogente in materia di prevenzione incendi.

Regola tecnica orizzontale

(RTO) Regola tecnica di prevenzione incendi applicabile a tutte le attività.

Regola tecnica verticale

(RTV) Regola tecnica di prevenzione incendi applicabile ad una specifica attività o ad ambiti di essa, con specifiche indicazioni, complementari o sostitutive di quelle previste nella regola tecnica orizzontale.

Resistenza al fuoco

La resistenza al fuoco è una delle misure antincendio di protezione da perseguire per garantire un adeguato livello di sicurezza di un’opera da costruzione in condizioni di incendio. Essa riguarda la capacità portante in caso di incendio, per una struttura, per una parte della struttura o per un elemento strutturale nonché la capacità di compartimentazione in caso di incendio per gli elementi di separazione strutturali (es. muri, solai, ecc.) e non strutturali (es. porte, divisori, ecc.).

Responsabile dell’attività

Soggetto tenuto agli obblighi di prevenzione incendi per l’attività.

Rete di idranti

(RI) Impianto di estinzione dell’incendio, a funzionamento manuale, progettato per contrastare gli effetti dell’incendio, in grado di erogare acqua da appositi apparecchi di erogazione.

Robustezza

Attitudine di una struttura a resistere ad azioni eccezionali (es. esplosioni, ecc.) senza che si determinino danneggiamenti sproporzionati rispetto alla causa.

Scala a prova di fumo

(D.M. 30/11/1983) Scala in vano costituente compartimento antincendio avente accesso per ogni piano, mediante porte di resistenza al fuoco almeno RE predeterminata e dotate di congegno di auto-chiusura, da spazio scoperto o da disimpegno aperto per almeno un lato su spazio scoperto dotato di parapetto a giorno.

Scala a prova di fumo interna

(D.M. 30/11/1983) Sala in vano costituente compartimento antincendio avente accesso, per ogni piano, da filtro a prova di fumo.

Scala d’esodo

Scala appartenente al sistema d’esodo.

Scenario d’incendio

Descrizione completa ed univoca dell’evoluzione dell’incendio in relazione ai suoi tre aspetti fondamentali: focolare, attività ed occupanti.

Scenario d’incendio di progetto

Specifico scenario d’incendio in relazione al quale viene condotta l’applicazione dei metodi dell’ingegneria della sicurezza antincendio.

Segnaletica di sicurezza

(o segnaletica) Segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad un’attività o ad una situazione determinata, fornisce un’indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza, e che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale.

Sistema d’esodo

Insieme delle misure di salvaguardia della vita che consentono agli occupanti di raggiungere un luogo sicuro o permanere al sicuro, autonomamente o con assistenza, prima che l’incendio determini condizioni incapacitanti negli ambiti dell’attività ove si trovano[38].

Sistema di allarme vocale per scopi di emergenza

(EVAC) Impianto destinato principalmente a diffondere informazioni vocali per la salvaguardia della vita durante un’emergenza.

Sistema di ventilazione oriz­zontale forzata

(SVOF) Sistema o impianto destinato ad assicurare, in caso di incendio, lo smaltimento meccanico controllato dei fumi e dei gas caldi.

Sistema forzato per l’evacuazione del fumo e del calore

(SEFFC) SEFC ad evacuazione forzata.

Sistema naturale per l’evacuazione del fumo e del calore

(SENFC) SEFC ad evacuazione naturale.

Sistema o impianto a dispo­nibilità superiore

Sistema o impianto dotato di un livello di disponibilità più elevato rispetto a quello minimo previsto dalle norme di riferimento del sistema o dell’impianto[39].

Sistema per l’evacuazione di fumo e calore

(o impianto di controllo del fumo e del calore) (SEFC) Sistema o impianto destinato ad assicurare, in caso di incendio, l’evacuazione controllata dei fumi e dei gas caldi.

Sistema sprinkler

(SPK) Impianti antincendio automatici in grado di erogare acqua secondo appropriate configurazioni. Essi sono progettati per rilevare la presenza di un incendio ed estinguerlo nello stadio iniziale, oppure per tenere sotto controllo l’incendio così che l’estinzione possa essere completata con altri mezzi.

Soccorritore

Componente di squadra di lotta all’incendio, opportunamente protetto ed addestrato a tale fine.

Soluzione alternativa

(alternative solution) Soluzione progettuale alternativa alle soluzioni conformi. Il professionista antincendio è tenuto a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi[40].

Soluzione conforme

(deemed to satisfy provision) Soluzione progettuale di immediata applicazione nei casi specificati, che garantisce #Derogail raggiungimento del collegato livello di prestazione[41].

Soluzione in deroga

Soluzione progettuale per la quale è richiesta l’attivazione del procedimento di deroga, così come previsto dall’art. 7 del D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151 e art. 7 del D.M. 7 agosto 2012. Il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi.

Sostanza o miscela perico­losa

Sostanza o miscela classificata come pericolosa ai sensi del regolamento (CE) n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio (CLP) delle sostanze e delle miscele.

Sovraffollamento localizzato

(crowd crush) Pressione incontrollata della folla che determina lo schiacciamento degli occupanti ed il pericolo di asfissia.

Spazio a cielo libero

Luogo esterno alle opere da costruzione non delimitato superiormente.

Spazio calmo

Luogo sicuro temporaneo ove gli occupanti possono attendere e ricevere assistenza per completare l’esodo verso luogo sicuro[42].

Spazio scoperto

Spazio avente caratteristiche tali da contrastare temporaneamente la propagazione dell’incendio tra le eventuali opere da costruzione o strutture che lo delimitano[43].

Spazio scoperto (D.M. 30/11/1983)

Spazio a cielo libero o superiormente grigliato[44] avente, anche se delimitato su tutti i lati, superficie minima in pianta (mq) non inferiore a quella calcolata moltiplicando per tre l’altezza in metri della parete più bassa che lo delimita. La distanza fra le strutture verticali che delimitano lo spazio scoperto deve essere non inferiore a 3,50 m. Se le pareti delimitanti lo spazio a cielo libero o grigliato hanno strutture che aggettano o rientrano, detto spazio è considerato «scoperto» se sono rispettate le condizioni del precedente comma e se il rapporto fra la sporgenza (o rientranza) e la relativa altezza di impostazione è non superiore ad 1/2. La superficie minima libera deve risultare al netto delle superfici aggettanti. La minima distanza di 3,50 m deve essere computata fra le pareti più vicine in caso di rientranze, fra parete e limite esterno della proiezione dell’aggetto in caso di sporgenza, fra i limiti esterni delle proiezioni di aggetti prospicienti[45].

Specifica d’impianto

Documento di sintesi dei dati tecnici che descrivono le prestazioni dell’impianto di protezione attiva contro l’incendio, le sue caratteristiche dimensionali (es. portate specifiche, pressioni operative, caratteristiche e durata dell’alimentazione dell’agente estinguente, estensione dettagliata dell’impianto, ecc.) e le caratteristiche dei componenti da impiegare nella sua realizzazione (es. tubazioni, erogatori, sensori, riserve di agente estinguente, aperture di evacuazione, aperture di afflusso, ecc.). La specifica comprende il richiamo della norma di progettazione che si intende applicare, la classificazione del livello di pericolosità, ove previsto, lo schema a blocchi e gli schemi funzionali dell’impianto che si intende realizzare, nonché l’attestazione dell’idoneità in relazione al pericolo di incendio presente nell’attività[46].

Specifica tecnica armoniz­zata

Norme armonizzate e documenti per la valutazione europea (EAD).

Strategia antincendio

Combinazione delle misure antincendio finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio.

Strutture vulnerabili in condizioni di incendio

Strutture, solitamente di tipo leggero, che per loro natura risultano particolarmente sensibili all’azione del fuoco[47].

Superficie lorda

(di un ambito) Superficie in pianta compresa entro il perimetro interno che delimita l’ambito[48].

Superficie utile

(di un ambito) Porzione di superficie di un ambito efficace ai fini della funzionalità richiesta[49].

Technical Report

(TR) Documento tecnico di carattere informativo che fornisce informazioni sul contenuto tecnico del lavoro di normazione in atto. Generalmente viene predisposto quando si ritiene urgente o necessario fornire agli enti nazionali di normazione informazioni tecniche di dettaglio[50].

Technical Specification

(TS) Documento tecnico di carattere normativo il cui sviluppo può essere previsto quando varie alternative, non sufficienti a raggiungere un accordo o una norma europea o per la necessità di differenti specifiche sperimentali o a causa dell’evoluzione tecnologica, devono necessariamente coesistere in vista di una futura armonizzazione[51].

Tecnico abilitato

Professionista iscritto in albo professionale, che opera nell’ambito delle proprie competenze.

Tipologia originale dell’impianto

Natura dell’impianto di protezione attiva contro l’incendio o dell’agente estinguente utilizzato.

Tolleranza

Differenza in valore assoluto tra la misurazione effettuata in sito e la corrispondente misura progettuale[52].

Tolleranza ammissibile

Valore ammissibile della tolleranza stabilito in forza di una norma o di una regola tecnica o, in assenza, dal progettista.

Uscita

(D.M. 30/11/1983) Apertura atta a consentire il deflusso di persone verso un luogo sicuro avente altezza non inferiore a 2.00 m.

Uscita d’emergenza

(o uscita finale) Varco del sistema di esodo al piano di riferimento, che immette all’esterno su luogo sicuro temporaneo o luogo sicuro.

Uscita di piano

Varco del sistema di esodo che immette in via d’esodo verticale da una via d’esodo orizzontale.

Uso previsto

L’uso previsto del prodotto da costruzione come definito nella specifica tecnica armonizzata applicabile.

Vent

Porzione non strutturale dell’opera da costruzione o sistema costruttivo con la funzione di limitare la sovrappressione limitando il danneggiamento strutturale.

Venting

Strategia di riduzione del danno da esplosione mediante adozione di vent.

Via d’esodo

(o via d’emergenza) Percorso senza ostacoli al deflusso, appartenente al sistema d’esodo, che consente agli occupanti di raggiungere un luogo sicuro dal luogo in cui si trovano (ad esempio corridoi, porte, uscite, ecc.).

Via d’esodo orizzontale

Porzione di via d’esodo a quota costante o con pendenza non superiore al 5%.

Via d’esodo verticale

Porzione di via d’esodo che consente agli occupanti variazioni di quota con pendenza superiore al 5% (ad esempio scale, rampe, ecc.).

 

_______________

[1]     La norma UNI EN ISO 13943:2017 «Sicurezza in caso di incendio – Vocabolario» definisce la terminologia relativa alla sicurezza in caso di incendio.

[2]     L’alimentazione di sicurezza risulta essere necessaria per alimentare gli impianti significativi ai fini della gestione della sicurezza antincendio e dell’emergenza, quali ad esempio illuminazione di sicurezza, gruppi di pompaggio antincendio, sistemi estrazione fumo, sistemi elettrici di ripristino delle compartimentazioni, impianti di rivelazione di sostanze o miscele pericolose, ascensori antincendio, ecc. I sistemi di sicurezza e gli impianti dotati di alimentazione elettrica di sicurezza sono normalmente alimentati da una sorgente di alimentazione ordinaria che, in caso di indisponibilità o in situazioni di emergenza, viene sostituita automaticamente dalla sorgente di alimentazione di sicurezza.

[3]     L’ambito può riferirsi all’intera attività o a parte di essa. Ad esempio: piano, compartimento, opera da costruzione, area a rischio specifico, area all’aperto, area sotto tettoia, ecc.

[4]     L’individuazione delle aree a rischio specifico è effettuata dal progettista secondo i criteri del capitolo V.1 oppure è riportata nelle regole tecniche verticali.

[5]     Ad esempio, l’ascensore antincendio può essere impiegato, anche in caso di incendio, per l’evacuazione assistita di occupanti con ridotte o impedite capacità motorie.

[6]     Ad esempio, non sono considerate attività all’aperto quelle svolte su terrazze, aventi vie d’esodo all’interno di opere da costruzione.

[7]     Sono incluse nella definizione sia le attività soggette di categoria B o C dell’allegato III del D.M. 7 agosto 2012, per le quali è prevista la valutazione del progetto antincendio, che le attività soggette di categoria A, del medesimo allegato, nel caso in cui il progetto antincendio sia sottoposto alla valutazione in deroga secondo le procedure previste dalla vigente normativa.

[8]     L’individuazione delle aree a rischio specifico è effettuata dal progettista secondo i criteri del capitolo V.1 oppure è riportata nelle regole tecniche verticali.

[9]     Sono incluse nella definizione le attività soggette di categoria A dell’allegato III del D.M. 7 agosto 2012, non ricomprese nella definizione di «Attività con valutazione del progetto».

[10]    R: Stabilità; E: Tenuta ai fumi e ai gas caldi della combustione; I: Isolamento termico, nonché le altre prestazioni di resistenza al fuoco (W, M, C, S, ecc.) se richieste.

[11]    Nelle regole tecniche di prevenzione incendi «tradizionali» la capacità di deflusso è stabilita ipotizzando tempi molto brevi per lo sfollamento ordinato di un compartimento. Si ottengono pertanto valori molto bassi della capacità di deflusso per locali al chiuso (es. di norma 50 pers/mod per uscite in piano) a favore di sicurezza.

[12]      Limitatamente agli elementi strutturali di legno, è possibile considerarne il contributo tenendo conto del fatto che gli stessi devono altresì garantire la conseguente resistenza al fuoco. Tale contributo deve essere determinato tramite consolidati criteri di interpretazione del fenomeno.

[13]    Esso costituisce la grandezza di riferimento per le valutazioni della resistenza al fuoco delle opere da costruzione.

[14]    Viene attribuita a seguito di prove normalizzate tramite cui valutare specifici parametri o caratteristiche, che concorrono a determinarne il grado di partecipazione all’incendio.

[15]    Qualora non sia prevista alcuna compartimentazione, si intende che il compartimento coincida con l’intera opera da costruzione.

[16]    Include aspetti quali orientamento, posizione in relazione ad altri prodotti adiacenti (tipologia di substrato, formante una cavità con un substrato, ecc.) e metodo di fissaggio (incollato, agganciato in maniera meccanica o semplicemente a contatto).

[17]    L’attivazione della procedura di esodo segue immediatamente la rivelazione dell’incendio oppure è differita dopo verifica da parte degli occupanti dell’effettivo innesco dell’incendio.

[18]    Ad esempio, grazie alla bassa probabilità di inneschi efficaci ed al ridotto carico di incendio specifico qf.

[19]    Emissioni minime di materiale infiammabile possono far parte del funzionamento normale. Si considerano emissioni minime, per esempio, il rilascio di sostanze da organi di tenuta basati sull’azione umettante del fluido pompato. Guasti che richiedono la riparazione o l’arresto (es. la rottura dei giunti di una pompa, delle guarnizioni a flangia o perdite di sostanze causate da incidenti) non sono considerati parte del funzionamento normale.

[20]    La curva di incendio di progetto può essere nominale: curva adottata per la classificazione delle opere da costruzione e per le verifiche di resistenza al fuoco di tipo convenzionale; naturale: curva determinata in base a modelli d’incendio e a parametri fisici che definiscono le variabili di stato all’interno del compartimento antincendio.

[21]    In merito ai requisiti di aerazione dell’intercapedine antincendi di cui al punto 1.8 del D.M. 30 novembre 1983, si ritiene che tale caratteristica sia definita dalle specifiche regole tecniche relative alle attività a rischio di incendio (Nota prot. n. P2054/4122 sott. 67 del 11 marzo 2005).

[22]    È convenzionalmente espressa dalla larghezza in millimetri necessaria all’esodo di un singolo occupante.

[23]    La lunghezza di corridoio cieco è valutata con il metodo del filo teso senza tenere conto degli arredi mobili.

[24]    Una terrazza (posta al piano primo, spazio scoperto sovrastante un’attività soggetta a controllo VV.F. e da essa separata con solaio REI 60, sulla quale sfociano le uscite di sicurezza del locale di pubblico spettacolo) deve essere considerata luogo sicuro dinamico (non luogo sicuro statico) (Nota prot. n. 1304 del 23 marzo 2009).

[25]    Un malfunzionamento può accadere per diverse ragioni, tra cui: la variazione di una caratteristica o di una dimensione del materiale o del pezzo lavorato, il guasto di uno o più elementi costitutivi di apparecchi, sistemi di protezione e componenti, per effetto di disturbi di origine esterna (es. urti, vibrazioni, campi elettromagnetici), per un errore o un’imperfezione nella progettazione (es. errori nel software), per effetto di un disturbo dell’alimentazione di energia o di altri servizi; per la perdita di controllo da parte dell’operatore (specialmente per le macchine a funzionamento manuale).

[26]    Ad esempio, due malfunzionamenti previsti indipendenti che separatamente non creerebbero il pericolo di accensione, ma che in combinazione creano il pericolo di accensione, sono considerati come un malfunzionamento raro.

[27]    Il manuale deve essere predisposto dall’impresa installatrice dell’impianto, anche sulla base dei dati forniti dai fabbricanti dei componenti installati, e consegnato all’ utilizzatore.

[28]    Le norme armonizzate e, più in generale, le specifiche tecniche armonizzate sono solitamente riferite alla determinazione delle prestazioni di prodotti ai fini della relativa commercializzazione nello Spazio Economico Europeo (SEE).

[29]    Sono organizzazioni europee di normazione: CEN (Comitato europeo di normazione), Cenelec (Comitato europeo di normazione elettrotecnica), ETSI (Istituto europeo per le norme di telecomunicazione).

[30]    Sono organismi internazionali di normazione: ISO (Organizzazione internazionale per la normazione), IEC (Commissione elettrotecnica internazionale) ed ITU (Unione internazionale delle telecomunicazioni).

[31]    Le organizzazioni di normazione possono essere equivalentemente qualificate come enti o organismi di standardizzazione o di normalizzazione. Ad esempio, sono enti di normazione nazionale: DIN e DKE (Germania), AFNOR (Francia), UNI e CEI (Italia), NEN e NEC (Paesi Bassi), BSI (Regno Unito), ….

[32]    Sono organismi riconosciuti a livello internazionale tutti gli organismi di normazione extra europei citati nel presente documento e quelli comunque tradizionalmente riconosciuti nel settore antincendio. Ad esempio: NFPA, ANSI/UL, ASTM, API, FM Global, FPA, NIST, SFPE, TNO, VDS, Energy Institute, IGEM, VTT, BRANZ, …

[33]    Il percorso d’ esodo non comprende i locali dedicati all’attività ed è costituito da corridoi, scale, rampe, atri, passerelle, camminamenti, ecc.

[34]    Per ogni compartimento è determinato un unico piano di riferimento, che generalmente corrisponde con la strada pubblica o privata di accesso. La determinazione del piano di riferimento del compartimento è riportata nel progetto.

[35]    Esempi di prodotti della normazione europea: Technical Specification (TS), Technical Report (TR).

[36]    Il progetto deve includere, in assenza di specifiche indicazioni della norma, almeno gli schemi e i disegni planimetrici dell’impianto, nonché una relazione tecnica comprendente i calcoli di progetto, ove applicabili, e la descrizione dell’impianto, con particolare riguardo alla tipologia ed alla caratteristica dei materiali e dei componenti da utilizzare ed alle prestazioni da conseguire.

[37]    Fermo restando il rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari applicabili, la presunzione di regola dell’arte è riconosciuta, di prassi, alle norme adottate da Enti di normazione nazionali, europei o internazionali.

[38]    Gli occupanti raggiungono l’incapacitazione quando diventano inabili a mettersi al sicuro a causa degli effetti dell’incendio. Il sistema d’esodo è costituito da luoghi sicuri, vie d’esodo, uscite, porte, illuminazione di sicurezza, segnaletica, ecc.

[39]    La definizione di disponibilità (availability) è riportata nella norma UNI EN 13306.

[40]    Le soluzioni alternative sono soluzioni progettuali prestazionali che richiedono ulteriori valutazioni tecniche (es. «La distanza di separazione deve essere calcolata imponendo irraggiamento massimo dal focolare verso l’obiettivo pari a 12,6 kW/m2»).

[41]    Le soluzioni conformi sono soluzioni progettuali prescrittive che non richiedono ulteriori valutazioni tecniche (es. «La distanza di protezione è pari a 5 m»).

[42]    Le caratteristiche sono indicate al paragrafo S.4.9.1 del Codice così riassunte: lo spazio calmo deve essere contiguo e comunicante con una via d’esodo o in essa inserito, senza costituire intralcio all’esodo e avere dimensioni tali da poter ospitare tutti gli occupanti del piano che ne abbiano necessità, nel rispetto delle superfici minime per occupante stabilite. Deve essere inoltre dotato di idoneo sistema di comunicazione, eventuali attrezzature per l’assistenza, indicazioni sui comportamenti e segnaletica.

[43]    Le caratteristiche sono indicate al paragrafo S.3.5.1 del Codice: lo spazio scoperto è uno spazio a cielo libero o superiormente grigliato, anche delimitato su tutti i lati, avente superficie lorda minima libera in pianta, espressa in mq, non inferiore a quella calcolata moltiplicando per 3 l’altezza in metri della parete più bassa che lo delimita e distanza fra le strutture verticali che delimitano lo spazio scoperto ≥ 3,50 m. Se lo spazio scoperto è superiormente grigliato, il rapporto tra la superficie utile e la superficie lorda totale della griglia deve essere ≥ 75%. Se le pareti delimitanti lo spazio a cielo libero o grigliato hanno strutture che aggettano o rientrano, detto spazio è considerato scoperto se sono rispettate le condizioni del comma 1 e se il rapporto fra la sporgenza (o rientranza) e la relativa altezza di impostazione è ≤ 1/2. La superficie lorda minima libera in pianta dello spazio scoperto deve risultare al netto delle superfici aggettanti. La minima distanza di 3,50 m deve essere computata fra le pareti più vicine in caso di rientranze, fra parete e limite esterno della proiezione dell’aggetto in caso di sporgenza, fra i limiti esterni delle proiezioni di aggetti prospicienti. Lo spazio scoperto limita la propagazione dell’incendio e dei suoi effetti. Lo spazio scoperto non è un compartimento antincendio.

[44]    La superficie minima di aerazione deve essere valutata al netto della griglia (Nota prot. n. P891/4101 sott. 106/33 del 26 luglio 2000).

[45]    Nella definizione di «spazio scoperto» sono ricompresi anche i balconi, i ballatoi ed i terrazzi se in possesso dei requisiti prescritti dal D.M. 30/11/1983 (Nota prot. n. 7941 del 17 luglio 2009).

[46]    Generalmente, le norme adottate dall’ente di normazione nazionale riportano le indicazioni minime dei contenuti della documentazione per la fase preliminare e per la fase definitiva di progetto di un impianto di protezione attiva; i contenuti minimi della specifica di impianto possono essere i medesimi richiesti dalla norma tecnica applicata nella fase di progetto preliminare.

[47]    Tipici esempi di sistemi costruttivi vulnerabili nei confronti dell’incendio sono: tensostrutture, strutture pressostatiche, strutture strallate, membrane a doppia o semplice curvatura, coperture geodetiche, strutture in lega di alluminio, allestimenti temporanei in tubo e giunto, tunnel mobili, ecc.

[48]    Se l’ambito è multipiano o vi sono soppalchi si intende la somma delle superfici lorde di tutti i piani.

[49]    Ad esempio, per superficie utile delle aperture di ventilazione si intende la superficie del varco misurata al netto di eventuali ostruzioni (es. telaio, grata, alette, ecc.).

[50]    Le TR possono non essere adottate a livello nazionale.

[51]    Le TS devono essere adottate dagli organismi nazionali di normazione.

[52]    Ad esempio larghezza vano di progetto 120 cm, larghezza vano eseguito 122 cm, tolleranza 2 cm. La tolleranza non deve essere confusa con la precisione dello strumento impiegato per la misura. Per definizione, la tolleranza non può essere già impiegata in fase progettuale.